Dopo lo slancio del 2022, Federcostruzioni stima una crescita del 3% per il settore

Ieri a Bologna, Federcostruzioni ha anticipato i dati congiunturali sull’andamento del settore costruzioni contenuti nel rapporto congiunturale annuale della Federazione, che rappresenta la filiera italiana delle costruzioni e riunisce le categorie produttive più significative di tutto il mercato edile e infrastrutturale.

Dai dati emergono due necessità immediate: da un lato mettere a punto misure di politica industriale per mantenere la competitività del settore e il rispetto degli impegni sul clima e dall’altro, l’urgenza di varare un sistema di incentivi accessibili alle famiglie con la cessione dei crediti almeno per i redditi bassi. Veniamo ai dati così come illustrati dalla Presidente Paola Marone.

L’economia italiana nel 2024, come nel 2023, causa incertezze dovute a perduranti tensioni geopolitiche, inflazione e politica monetaria restrittiva, sembra continuare ad aver perso lo slancio che l’aveva caratterizzata negli anni 21/22, periodo nel quale si era contraddistinta per tassi di crescita particolarmente significativi e superiori a quelli dei principali partner europei, rilevando una crescita pari ad 8,3%nel 2021 e 4% nel 2022. Per il 2023, l’Istat, secondo le sue più recenti stime, indica per l’Italia una crescita del Pil che si attesta al +0,9%.

Previsioni per l’anno in corso

Per l’anno in corso, che continua ad essere dominato da incertezze, la previsione risente di un quadro macroeconomico che potrebbe beneficiare da un rientro dell’inflazione più rapido del previsto che indurrebbe la Banca Centrale Europea a correggere i tassi di interesse verso il basso, aprendo dei margini per una prosecuzione dei livelli sia dei consumi che degli investimenti.

Per tale motivo il Governo ci lascia sconcertati per l’ultimo intervento normativo in tema di bonus fiscali. Il testo preannunciato elimina la possibilità per le nuove operazioni, salvaguardando il passato, di utilizzare cessione del credito e sconto in fattura colpendo principalmente le fasce deboli.

Per quanto riguarda il costo dell’energia, che ha grande impatto sulla filiera manifatturiera dei prodotti e materiali per le costruzioni si nota che il prezzo del gas è abbastanza stabile e sotto i 30 €/MWh, senza grosse differenze in Europa. Quello degli Usa è invece molto più basso (5 €/MWh). I prezzi dell’energia elettrica continuano a scendere e siamo a intorno a 80 €/MWh, Spagna e Francia però stanno a prezzi tra 40 e 50 €/MWh. Il costo dei materiali nel 2023 ha subito un importante rallentamento rispetto ai forti aumenti del periodo 2021/2022 con riduzioni spesso a due cifre.

La direttiva Epbd (Energy Performance of Buildings Directive) avrà un impatto rilevante sul nostro Paese. Secondo Ance, il patrimonio immobiliare italiano è molto vecchio: su 12,2milioni di edifici residenziali, oltre 9 milioni (73%) rientrano melle classi più energivore (E, F, G) e non sono in grado di garantire le performance energetiche, sia pur minime, richieste per gli edifici costruiti successivamente, e molto lontano dalle prestazioni minime richieste alle abitazioni dei nostri giorni. In merito al settore non residenziale, su circa 1,35 milioni di edifici, il 55%, pari a circa 743.000 edifici, ricade nelle classi più energivore (E, F, G).

Crescita stimata 2023: 3%

Federcostruzioni per il 2023 stima un preconsuntivo della produzione della filiera, in crescita del 3% (quale dato di sintesi), un valore che indica un mercato che si mantiene in lieve crescita, intorno al livello di 600 miliardi raggiunto nel 2022. La presidente Paola Marone riporta i dati previsionali ricevuti da Ance e Angaisa per l’anno in corso.

Dati previsionali Ance e Angaisa

Per quanto riguarda i subcomparti delle costruzioni, il Centro Studi Ance riferisce che nel 2023 si registra un + 5% per gli investimenti in costruzioni, + 18% per le opere pubbliche, + 5% per il non residenziale privato, + 1,3% per le nuove abitazioni, + 0,5 per la riqualificazione. Per il 2024 si prevedono investimenti in decremento di circa 7%. Angaisa, relativamente al proprio comparto, riferisce che nel 2024 è attesa una flessione ulteriore, intorno all’11%, rispetto all’anno precedente. Reputa essenziale tutelare imprese e posti di lavoro.

Per quanto riguarda gli occupati nei primi 9 mesi del 2023, l’Ance, registra un +2,9% di lavoratori iscritti alle Casse Edili e un + 0,9% di ore lavorate, con un + 2,3% al nord, un + 3.9 al centro e un – 2,8% al sud. Per il Pnrr, su 45,6 miliardi di spesa totale al 31/12/2023, il 59% è relativo al settore delle costruzioni. Superbonus 110% e lavori pubblici coprono il 56% della spesa sostenuta al 31 dicembre 2023 con 14,0 Mld€ e 10.1Mld€ rispettivamente. Inoltre, è stata aggiunta una Missione 7 Repower Eu, con una dotazione di 11,2 mld € di cui 8,3 mld € derivanti da definanziamenti di altre Missioni e 2,9 mld€ di nuovi fondi Eu.

In conclusione, Federcostruzioni reputa necessarie una serie di misure concrete di politica industriale, per sostenere la competitività della filiera delle costruzioni in Italia e all’estero, e permettere al Paese di rispettare gli impegni internazionali ed europei sul clima.

Paola Marone | Presidente di Federcostruzioni
Paola Marone | Presidente di Federcostruzioni

Presentando i dati alla conferenza stampa Saie, Paola Marone ha commentato: «Oltre al clima di incertezza dovuto alle tensioni geopolitiche e determinato dalle scelte monetarie europee che impattano sull’andamento del mercato, il Governo ci lascia sconcertati dall’ultimo cambiamento normativo in materia di bonus fiscali. Nella valutazione delle informazioni pervenute, in attesa del testo normativo definitivo, pare sia eliminata la possibilità, per le nuove operazioni, di utilizzare la cessione del credito e lo sconto in fattura nei casi in cui oggi è ancora consentita. In ogni caso, tale eliminazione non ha effetti retroattivi. Queste modifiche, se confermate, rischiano di destabilizzare ulteriormente il mercato già in affanno, inasprendo la situazione dei crediti incagliati e non tutelando le fasce deboli e abbandonando le imprese a nuove incertezze economiche, con rischio di chiusure e perdita dei posti di lavoro, come testimoniano dati convergenti da diversi settori della filiera e indicati nell’anticipazione del Rapporto annuale Federcostruzioni. Federcostruzioni reputa quindi necessarie una serie di misure concrete di politica industriale, per sostenere la competitività della filiera delle costruzioni in Italia e all’estero, e permettere al Paese di rispettare gli impegni internazionali ed europei sul clima. Serve urgentemente un sistema di incentivi accessibili alle famiglie con la cessione dei crediti almeno per i redditi bassi, una visione complessiva e un sostegno pubblico adeguato per la filiera industriale delle costruzioni per la promozione degli investimenti per la transizione verde e la riduzione delle emissioni di CO2, il rafforzamento del meccanismo di adeguamento Cbam (Carbon Border Adjustment) rafforzando la sua efficacia di difesa delle produzioni europee e la rapida attuazione dell’energy release e gas release, una maggiore concorrenza nei servizi di ingegneria abbassando la soglia per gli affidamenti diretti».

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