Il nuovo porto (vecchio) di Trieste: intervista ad Andreas Kipar dello studio Land

Vista a volo d’uccello sul Nuovo Porto Vecchio di Trieste. Courtesy Land
10 minuti di lettura

A seguito di un accordo tra Regione Friuli-Venezia Giulia, Comune di Trieste e Autorità portuale, è stata avviata la riqualificazione e il conseguente sviluppo del porto del capoluogo giuliano. Il progetto paesaggistico è stato affidato allo studio Land (Landscape, Architecture, Nature, Development) che, a seguito di un tavolo di confronto con la comunità  locale e la municipalità, ha presentato il Nuovissimo Porto Vecchio lo scorso settembre.

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Visione del cosiddetto ‘Asse Natura’. Courtesy Land

 

Il progetto, definito Bosco Urbano dal sindaco Roberto Dipiazza, si inserisce perfettamente nel processo di transizione ecologica europea e proietta Trieste nella schiera delle città che stanno definendo un nuovo genere di spazio pubblico contemporaneo, come spiega a YouBuild l’architetto Andreas Kipar, fondatore dello studio, insieme all’agronomo Giovanni Sala.

Domanda. Che carattere ha lo spazio pubblico in una città come Trieste e il suo porto?
Risposta. Tutta la città è caratterizzata dall’intrinseca dialettica tra costruito e non costruito. Lo spazio pubblico assume un ruolo determinante all’interno della morfologia urbana. È un luogo raccolto, ma al tempo stesso aperto, uno spazio ben articolato nella propria struttura architettonica e spaziale, privo di elementi di disturbo o di ostacoli, ricco di visuali verso il mare. Questi sono spazi che respirano e dove, al contempo, poter respirare.

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Un vista della costa
sul Golfo di Trieste

D. Qual è il rapporto tra il progetto e la città consolidata?
R. L’evoluzione della linea di costa di Trieste dal Seicento in poi è legata all’espansione della città dal nucleo storico fortificato, verso l’esterno, con la costruzione e il successivo ampliamento del borgo teresiano e con la progressiva bonifica e ridisegno del waterfront. Il porto è fisicamente parte della città di Trieste, delle sue vedute dal mare e dal Carso. Tuttavia, storicamente ha vissuto una separazione dalle dinamiche urbane a causa della sua natura logistica e commerciale. Per questo, dismessa la sua attività, è rimasto una sorta di corpo senza vita, vicinissimo al cuore di Trieste e affacciato su una importante porzione del suo waterfront. Riconnettere il Porto alla città dopo una lunga era di scissione funzionale significa riconquistare e colonizzare i suoi spazi per renderli parte viva e pulsante del tessuto urbano. L’obiettivo è riattivare l’area per farla entrare nello spazio percepito e vissuto di Trieste, aggiornando la mappa fisica e sociale della città, rivelando nuovi spazi, che diventano luoghi.

D. Qual è stato il rapporto con le istituzioni? È stato definito un budget preventivo o altri vincoli di progettazione?
R. Il nostro contributo si è inserito in un quadro urbanistico e istituzionale già ben definito. A marzo 2021 era stato sottoscritto un accordo di programma tra Regione, Comune e Autorità portuale finalizzato alla riqualificazione e lo sviluppo del Porto Vecchio. Tale accordo è stato l’esito di un lungo e importante percorso finalizzato alla valorizzazione delle aree che fanno parte del compendio del porto. Al fine di dare avvio al processo di rigenerazione urbana, vista la necessità di un coordinamento nella progettazione degli spazi e dei servizi pubblici, l’accordo di programma ha previsto, tra gli altri, la predisposizione di uno studio paesaggistico propedeutico e di indirizzo. Il nostro studio nasce, dunque, per garantire uniformità di intervento sull’area, nonché il rispetto dei valori per cui risulta tutelata, e costituirà documento di indirizzo per la progettazione di tutti gli interventi futuri. A questo si aggiunge una cornice finanziaria che ha sostanziato e dato concreto avvio della rigenerazione prospettata, con l’ottenimento di finanziamenti dal ministero della Cultura per la riqualificazione dei viali principali (asse Cultura e asse Natura nella nostra visione strategica).

D. Com’è stato preso in considerazione il risultato del workshop partecipativo avvenuto nel giugno 2021?
R. Il nostro modo di affrontare i progetti prevede sempre un confronto con gli attori e la comunità locale, una sorta di tavola rotonda per noi preziosa per ascoltare le vocazioni del territorio, le differenti visioni che appartengono alle differenti persone. Siamo stati letteralmente travolti di informazioni, desideri, pensieri. Ne è emerso un quadro ricco di spunti e opportunità che abbiamo tenuto in gran conto nel cercare di definire l’identità di Porto Vecchio.

D. Lo spazio verde sarà il vero protagonista del progetto. Quali sono le difficoltà di progettare attraverso il vuoto e non con il pieno dell’architettura?
R. Se guardiamo a Porto Vecchio non come a un complesso di edifici, ma alla dimensione del non costruito, ci accorgiamo dell’ampiezza e dell’importanza dello spazio aperto, vero moderatore del luogo. Tale tessuto connettivo e pervasivo, che penetra e si espande tra i volumi, non è solo una sottrazione del pieno, ma è il vero protagonista del porto, l’elemento fondamentale su cui costruire la rigenerazione e la nuova identità di questa porzione di città, stimolando un cambio di prospettiva. L’architettura degli spazi aperti parte proprio da queste considerazioni, offrendo luoghi al connubio tra cultura e natura.

D. Il progetto è stato definito come un pentagramma urbano. A che cosa si deve questa espressione?
R. La lettura della conformazione degli spazi esistenti, unita all’obiettivo di creare connessioni in senso longitudinale e trasversale, disegna un pentagramma fatto di assi e di pause. Questa partitura costituisce la struttura su cui si scrivono tutti gli elementi principali del progetto di riqualificazione. Gli assi sono i viali paralleli al mare, ciascuno con la propria identità tematica, data dalla pianificazione vigente e dalla vocazione degli spazi rispetto alla visione generale. I moli sono i tagli dalla città verso il mare, con funzione di pause degli assi e di connessione trasversale. Sono principalmente spazi aperti e verdi, anch’essi dotati di identità specifiche. Pentagramma spaziale ma anche sociale, che ha assorbito appunto i risultati dei workshop partecipativi.

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Il cosidetto ‘Pentagramma Urbano’ ideato da Land. Courtesy Land
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Sotto lo Schema dei Moli. Courtesy Land

 

D. Quali sono i materiali principali usati nel progetto e come sono stati scelti?
R. Anche in questo caso la lettura e la profonda conoscenza della natura locale è stata fondamentale. È infatti previsto l’utilizzo delle pavimentazioni storiche di Trieste (marmo di Aurisina, pietra d’Assonometriastria e pietra arenaria) con le loro differenti finiture. Sull’asse ispirato alla natura si utilizzeranno le finiture più grezze/naturali in coerenza con il carattere delle nuove sistemazioni. Sull’asse dedicato alla cultura si utilizzeranno le finiture in cui la mano dell’uomo emerge di più (levigatura, rigatura, spuntatura ecc.) in coerenza con il carattere degli spazi. Come materiali ulteriori si opterà per il legno di larice, l’acciaio corten, già utilizzato negli interventi più recenti, e il calcestruzzo drenante per contribuire ad aumentare la permeabilità delle aree pavimentate. Sull’asse Waterfront si utilizzeranno le finiture coerenti con il lungomare urbano. Nelle aree di spiaggia urbana, emergerà un carattere più informale e naturale attraverso l’utilizzo di blocchi irregolari esistenti, massi e spaccato di pietra.

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Assonometria di sintesi

 

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Un’assonometria rappresentante l’Asse Cultura

 

D. La gestione delle acque è un punto tecnologicamente saliente. Com’è stato sviluppato?
R. È parte di una nuova strategia di progettazione adattiva alle sfide emergenti del climate change, capace di mettere a sistema gli elementi del suolo, dell’acqua e del verde a favore di una natura rigenerativa e resiliente per l’intera comunità locale. Nel caso di Porto Vecchio i tetti verdi, il bosco lineare, le fasce e le aree verdi, oltre che dispositivi per aumentare la presenza di piante, ridurre gli inquinanti e fornire spazi fruibili, salutari e ricchi di biodiversità, sono anche occasione di contribuire positivamente alla raccolta, storage e pulizia naturale dell’acqua in modo da renderne possibile il riuso. Anche la superficie pavimentata diventa uno strumento di captazione delle acque reflue che posso essere raccolte e utilizzate per l’irrigazione degli spazi verdi. In molti punti proponiamo invece un semplice depaving, restituendo al suolo all’aria, rivitalizzandolo e facendone uno strumento per trattenere l’acqua piovana grazie alla capacità di assorbimento delle piante, pulendola e rallentandone il flusso. In questo modo è ridotta la quantità di acque reflue in superficie.

D. Quali sono stati gli elementi che hanno ispirato la progettazione? L’ambiente carsico, per esempio, è stato considerato?
R. Il sistema naturale dell’altopiano carsico, con la sua componente boschiva e con gli elementi d’acqua dei rii a formare corridoi ecologici che penetrano verso il mare, si incontra con il sistema urbano della città di Trieste. Il porto diventa luogo di compenetrazione e ibridazione di questi due paesaggi, naturale, seminaturale e costruito, ospitando le braccia della natura che si protendono verso il mare e il centro urbano e prolungando i caratteri propri della città e del costruito. Storicamente, dall’altopiano gli abitanti dell’area sono sempre discesi verso la città e il mare attraverso percorsi di collegamento dall’entroterra. I tracciati di penetrazione sono riproposti e moltiplicati per realizzare una connessione psicologica e fisica forte tra Carso e mare, che trasporta con sé  tutto ciò che riguarda la natura del Carso, la sua roccia, il suo terreno e la sua biodiversità.

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Un render del Molo Nautilus

 

D. Questo progetto rientra nell’ambito della cosiddetta transizione ecologica europea?
R. Sì, a Trieste siamo partiti da una situazione caratterizzata dall’assenza di opere di urbanizzazione primaria e di verde: questa è stata quindi un’occasione per rendere gli spazi un laboratorio di sostenibilità, attraverso l’applicazione dei principi più innovativi in piena sintonia con la transizione ecologica in atto. La Commissione europea si muove in questa direzione da oltre un decennio, fornendo linee guida comuni sulla pianificazione urbana sostenibile del futuro. In questo contesto le infrastrutture verdi–blu assumono un ruolo di primo piano nella rigenerazione urbana, in quanto rispondono alle principali sfide contemporanee; tramite l’innesto di questi ecosistemi performanti è possibile riportare la natura nelle città e generare, quindi, benefici sociali, economici e ambientali. La sfida di Porto Vecchio è realizzare un sistema naturale urbano nell’antico scalo, un verde non solo e non più  ornamentale, ma che svolge una funzione infrastrutturale generando una nuova immagine di natura urbana. Riportare la natura in città, vero cambio di prospettiva, significato del concetto di transizione ecologica, si rivela dunque come una necessità non più solo paesaggistica, ma anche strutturale e funzionale alla gestione urbana e al benessere delle persone.

D. Rispetto al vostro manifesto del Digital landscape questo progetto come si colloca?
R. Uno dei principi guida del progetto è l’integrazione tra spazio fisico e spazio digitale. La nostra missione «Reconnecting people with nature» ha trovato negli ultimi anni una promettente applicazione nella dimensione digitale, attraverso nuove forme di percezione, fruizione e promozione del paesaggio. Il paesaggio digitale racconta ciò di cui si usufruisce in maniera intelligente e interattiva secondo le esigenze delle comunità e delle vocazioni dei loro territori, stimolando un atto di cura consapevole del proprio capitale naturale e culturale. La comunicazione con i cittadini diventa un importante mezzo di avvicinamento sociale e coinvolgimento nei processi di trasformazione e valorizzazione dei territori. Proponiamo, quindi, che il Digital Landscape possa essere anche per Trieste un catalizzatore per tracciare la mappa delle opportunità  di sviluppo della città, implementandone i principi della sostenibilità e le prospettive future, non solo per la Next Generation ma per l’intero tessuto della comunità urbana.

di Valentina Labriola, Politecnico di Milano (da YouBuild n. 22)

 

LA SCHEDA

Programma: Riqualificazione Porto Vecchio Trieste
Cliente: Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, Comune di Trieste e Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale
Progetto: LAND (Andreas Kipar, Matteo Pedaso, Davide Caspani, Mina Fiore, Leonardo Zuccaro Marchi, Mariangela Cerone)
Cronologia: Marzo 2021 – in corso
Info: www.landsrl.com
Immagini: courtesy Land

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