Speciale Tetto: i requisiti da considerare per il progetto di una copertura

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La copertura degli edifici costituisce un elemento architettonico riconosciuto sia come sistema di protezione degli ambienti interni rispetto al contesto esterno sia come elemento capace di trasmettere molteplici significati simbolici e avere effetti pratici (riparo e protezione dagli agenti atmosferici). La copertura riassume, quindi, aspetti legati alla nostra natura, alla tradizione e altresì all’evoluzione tipologica e formale delle nostre architetture.

Nella sua forma più essenziale, la copertura di un edificio è rappresentata da uno o più piani inclinati: la soluzione più diffusa nella tradizione. La consuetudine individua la copertura inclinata nel tetto a falde.

Successivamente, il tetto è stato fatto slittare sempre più verso l’alto per ricoprire uno spazio delimitato da chiusure perimetrali, favorendo dunque la pianta dell’edificio: la copertura piana, realizzata per smaltire o convogliare in modo idoneo le acque meteoriche, la cui pendenza sia inferiore al 5%.

Tetto a falde vs copertura piana

Il tetto a falde è per definizione una copertura discontinua: la componente di tenuta è costituita da elementi di dimensione minore rispetto alla superficie del tetto da coprire (coppi, tegole, eccetera) e gli elementi stessi non sono saldabili fra loro, ma solo sovrapponibili e ancorabili quando necessario.

Una copertura piana invece è assimilabile a una copertura continua determinata dal suo modello di funzionamento, dove per continuità si intende l’assenza di interruzioni nello strato di tenuta all’acqua.

Tutti questi aspetti indicano un percorso evolutivo di innovazione della copertura che da elemento architettonico essenziale, il tetto, si trasforma in sistema dotato di valenze prestazionali, compositive e d’immagine sempre più articolate, mantenendo nel tempo i valori simbolici originari.

Il tetto a falde basa la sua efficienza sulla sua apprezzabile pendenza, è in grado di evacuare rapidamente le acque meteoriche, consentendo peraltro l’utilizzo di piccoli elementi discontinui, sovrapposti gli uni agli altri, affinché la pioggia non sia nelle condizioni di risalire e infiltrarsi negli strati inferiori della copertura.

La stessa copertura inclinata risulta più efficiente anche dal punto di vista energetico, poiché un’elevata inclinazione riduce l’incidenza dei raggi solari durante le ore più calde della stagione estiva, mentre nella stagione invernale, quando la sua incidenza è più radente, permette una maggiore captazione dell’energia derivante dalla posizione del sole. Infine, i materiali impiegati non richiedono particolari prestazioni fisico-tecniche. Il tetto inclinato adotta soluzioni più semplici e materiali tradizionali durevoli nel tempo.

Il tetto piano funziona come una membrana impermeabile continua. Nella sostanza, viene rivestito l’ultimo solaio senza preoccuparsi della più lunga permanenza dell’acqua, fatta defluire gradatamente grazie a una lieve pendenza. Nel periodo invernale, il tetto piano sfrutta le capacità di accumulo termico offerte dall’impalcato strutturale dell’ultimo solaio, mentre nel periodo estivo è in grado di utilizzare l’acqua ai fini del raffrescamento, tramite l’evaporazione o la sua conservazione al di sotto di uno spessore di terreno vegetato (se in presenza di un tetto verde).

Dal punto di vista realizzativo, questa tipologia di copertura esige l’adozione di materiali di produzione industriale, siano naturali o sintetici, e richiede particolari cautele progettuali affinché la tenuta e il permanere delle prestazioni fisico-tecniche siano garantite nel tempo.

Come scegliere e progettare una copertura

I requisiti che vanno considerati per il progetto di una copertura fanno riferimento alle classi di esigenze relative alla sicurezza, al benessere e alla gestione. La prima comprende stabilità delle coperture, sicurezza in caso d’incendio e contro le intrusioni. La seconda, requisiti di benessere termo igrometrico, acustico, visivo e atmosferico. Infine, la terza comprende i requisiti legati al ciclo di vita delle coperture (contenimento dei consumi energetici, manutenibilità e durabilità degli elementi e economicità di dismissione).

Analogamente ai requisiti, gli strati funzionali delle coperture sono in gran parte assimilabili a chiusure verticali. La particolare vulnerabilità delle coperture, rispetto agli agenti esterni e le maggiori intensità dei flussi di energia che si determinano fra interno ed esterno dell’edificio, rendono necessaria l’adozione di ulteriori stratificazioni funzionali sia per ottenere prestazioni non richieste nelle chiusure verticali (per esempio, la praticabilità della copertura) sia per garantire un’efficace interazione fra strato e strato in determinate soluzioni tecniche.

Sono distinguibili nove strati principali (resistente, delle pendenze, di tenuta all’acqua, di protezione e rivestimento, isolamento termico, barriera al vapore, diffusione del vapore, ventilazione e isolamento acustico) e nove strati complementari impiegati per la definizione di soluzioni tecniche specifiche (tenuta all’aria, collegamento, regolarizzazione, ripartizione dei carichi, protezione al fuoco, filtrante, drenante e separazione o scorrimento).

Un numero consistente di strati evidenzia quanto la copertura giochi un ruolo rilevante nei confronti della qualità dell’intero edificio. Per questa ragione, intervenire sulla copertura necessita dell’individuazione di strategie progettuali d’intervento che tengano conto anche delle disposizioni normative attualmente in vigore. Ci riferiamo, in particolare, alle norme Uni 8178- 1:2019 e Uni 8178-2:2019 di recente pubblicazione. La Uni 8178-1:2019 fornisce istruzioni per la progettazione e la scelta di elementi e strati dei sistemi di copertura discontinua. Mentre la Uni 8178-2:2019 fornisce istruzioni per la progettazione e la scelta di elementi e strati dei sistemi di copertura continua.

di Roberto Bolici, Politecnico di Milano (da YouBuild n. 20)

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