Mostra G124 Renzo Piano: il rammendo delle periferie

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Inaugurata a Cersaie la mostra dedicata ai progetti del gruppo di giovani architetti coinvolti da Renzo Piano nel progetto G124. Allestita al Padiglione 18 su una superficie di 240 mq, la mostra “G124 Renzo Piano: il rammendo delle periferie. Un viaggio tra le città italiane” presenta una selezione dei progetti realizzati dal 2014 a oggi, con un focus su quelli in via di completamento al Parco XXII Aprile di Modena, al Parco dei Salici di Padova e allo Zen di Palermo. «L’importanza non è la grandezza degli interventi, ma la loro possibilità nel cambiare il punto di vista, il vederne la riscrittura: i tre interventi del 2020 del Progetto G124 accennano a questa possibilità», afferma Andrea Sciascia, docente di Composizione architettonica e urbana dell’Università di Palermo.

Nato nel 2014, G124 è il progetto che Renzo Piano ha messo a punto a seguito della nomina a senatore a vita. La scelta di rendersi utile per il Paese investendo nelle periferie delle città italiane e credendo nei giovani ha portato alla creazione di diversi gruppi di lavoro costituiti da giovani architetti under 35, retribuiti con lo stipendio del Senatore, con il compito di produrre studi di rammendo su una periferia, coordinati dai responsabili scientifici scelti tra docenti delle Università italiane e aiutati da altre figure professionali (sociologi, antropologi, economisti, critici, urbanisti…).

«Le motivazioni che hanno portato Cersaie ad ospitare la mostra – ha sottolineato il direttore generale di Confindustria Ceramica, Armando Cafiero – risiedono sia nell’importanza che la ceramica possiede nella qualificazione delle periferie sia nel ruolo che essa ricopre nell’ambito della sostenibilità. Il filo conduttore risiede in un’idea di condivisione della direzione intrapresa dal Progetto G124 nel recupero delle periferie e nell’impegno profuso nella formazione dei giovani, in quanto sono coloro che rappresentano anche il futuro del settore ceramico».

«Dar concretezza a progetti piccoli ma reali, questo è l’obiettivo di ogni anno e, come ha affermato Renzo Piano in una breve intervista che è stata mostrata: “Sono gocce, ma quando sono tante… E noi abbiamo l’intenzione di continuare, a vita”», ha commentato Edoardo Narne, docente di Composizione Architettonica e Urbana presso l’Università di Padova, nel corso della conferenza di presentazione.

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«Sono le città il luogo della nostra aggressione all’ambiente e ciò impone una loro riprogettazione radicalmente modificata», afferma Stefano Mancuso,  docente e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale Università di Firenze. «Dobbiamo immaginare delle città completamente diverse e in questo il lavoro degli architetti risulta fondamentale. Le città dovrebbero essere completamente ricoperte di piante, le piante dovrebbero stare ovunque: la serie di benefici per le persone sarebbe interminabile».

«La dimensione artistica credo sia una delle potenzialità maggiori per comunicare e diffondere l’idea di portare la natura negli edifici»: con queste parole Stefano Mancuso ha introdotto il lavoro artistico di Edoardo Tresoldi, autore dell’istallazione “Hora”, all’interno del progetto al Parco XXII Aprile di Modena. Tresoldi ha spiegato nel suo intervento come per lui sia «importante stabilire una relazione affettiva con le cose, come sia necessario riallenare una sensibilità con le cose e con il posto in cui viviamo».

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