Economia circolare: come applicare la sostenibilità anche alle costruzioni?

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La Commissione Europea, all’interno degli obiettivi del Green New Deal, ha adottato il «nuovo piano d’azione per l’economia circolare» (Commissione Europea 98, 2020), volto a configurare un’Europa più sostenibile e competitiva. Questo documento promuove l’economia circolare come una win-win solution, capace di garantire una crescita economica e al contempo promuovere la riduzione del consumo delle risorse e della produzione di rifiuti attraverso la loro valorizzazione e rigenerazione.

Ciò si pone in chiara antitesi con l’attuale modello economico lineare take-make-use-dispose, basato sul consumo quantitativo di beni e da cui derivano una serie di ricadute ambientali, come il depauperamento delle materie prime e il continuo incremento di emissioni climalteranti.

Il settore edilizio ricopre un ruolo centrale per la transizione verso un’economia circolare. Infatti, rappresenta una delle cause principali per la produzione di rifiuti, attestata a livello europeo a circa il 35% del totale e a livello italiano al 42,5% (Rapporto Rifiuti Speciali, 2020). Inoltre, il settore delle costruzioni è responsabile, sempre a livello europeo, di più del 50% dell’estrazione delle materie prime (Com 98, 2020).

Di conseguenza è necessario applicare l’economia circolare al settore edilizio, ponendo nuovi modi di pensare e progettare il territorio, l’ambiente costruito e la società, operando nella declinazione della triade reduce, reuse, recycle.

Ciò evidenzia, quindi, la necessità di mirare non solo a una sostenibilità ridotta a un efficientamento energetico della fase d’uso degli edifici, ma che ponga l’attenzione a tutti i flussi, energetici e materici, lungo l’intero ciclo di vita degli stessi. Una progettazione circolare e sostenibile, infatti, mira all’estensione della vita utile dell’edificio e delle risorse stoccate in esso, a partire dal mantenimento delle strutture esistenti e da scelte progettuali che evitino la generazione dei rifiuti e riducano il consumo delle risorse.

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Perciò assumere la circolarità all’interno della progettazione architettonica significa incentivare processi di riuso e rigenerazione, applicare pratiche di riciclo e porre particolare attenzione all’intero processo edilizio.

In questa direzione si muove il Renovation Wave (Com, 662, 2020), strategia promossa dall’Unione Europea a partire dalla fine del 2020, in cui una maggiore efficienza energetica è coadiuvata dall’applicazione di principi circolari, con lo scopo di una decarbonizzazione dei processi edilizi e un abbattimento delle emissioni.

L’applicazione dell’economia circolare e lo sviluppo di una marcata sensibilità verso i temi ambientali devono contribuire alla definizione dell’architettura contemporanea, basata su nuovi modelli di sviluppo e progetto.

Visione dell’intero ciclo di vita

L’applicazione dell’economia circolare all’interno del settore edilizio suggerisce un ripensamento sia della fase di progettazione sia della fase di gestione dell’edificio, rivolto a un approccio life cycle, ovvero verso una visione dell’intero ciclo di vita, che comprende la produzione dei materiali, la fase di costruzione, la fase d’uso ed il fine vita, considerando gli impatti ambientali
che ciascuna fase provoca.

Durante la fase progettuale, è importante pensare all’edificio come un sistema mutevole, che possa modificarsi e adattarsi lungo il ciclo di vita, costituito da un insieme di componenti che a fine vita utile possano essere riusati, rilavorati o riciclati. Occorre, quindi, adottare soluzioni costruttive modulari, prefabbricate, reversibili e disassemblabili, allo scopo di favorire la flessibilità e l’adattabilità nel tempo degli spazi.

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Tali strategie progettuali influenzano a loro volta il processo edilizio, partendo dalla fase di costruzione, in cui un alto utilizzo di elementi prefabbricati e di tecniche di costruzione off-site, permettono di ridurre notevolmente i rifiuti da costruzione, generalmente causati da coordinamento e comunicazione inefficaci ed errori di progettazione di dettaglio costruttivo.

Inoltre, basandosi sul concetto già enunciato da Stewart Brand nel 1994 (How Buildings Learn: What Happens After They’re Built), bisogna considerare in fase di progettazione la diversa durata degli elementi costituenti l’edificio, al fine di facilitare una gestione e manutenzione distinta delle parti durante la fase d’uso e di permettere durante la fase fine vita dell’edificio, quando sono necessari la demolizione o il disassemblaggio, di indentificare specifici percorsi indipendenti di riutilizzo, rigenerazione e riciclaggio dei componenti.

In questo contesto risulta fondamentale la tracciabilità e l’accessibilità delle informazioni e dei materiali attraverso strumenti digitali (per esempio, il Bim, materials passport) che possano monitorare i flussi materici in entrata e in uscita dallo stock edilizio e mappare le relative caratteristiche qualitative e quantitative.

Leve verso la circolarità, dal Leed ai Cam

Tra gli operatori della filiera del settore edilizio sta crescendo l’interesse verso pratiche circolari, a seguito dei requisiti obbligatori e premianti richiesti da parte dalla recente normativa sui Green Public Procurement (D.Lgs. 50/2016) e i relativi Criteri ambientali minimi Cam e dai protocolli di sostenibilità (Leed, Breeam, Itaca), che rivestono sempre più un ruolo di competitività sul mercato.

Entrambi gli strumenti, di carattere legislativo e di carattere competitivo, costituiscono attuali leve verso la circolarità: richiedono piani per il disassemblaggio e la demolizione selettiva a fine vita, percentuali minime di disassemblabilità e prefabbricazione dei componenti, percentuali minime di contenuto di materia recuperata o riciclata, nonché redazione di pre-demolition audit.

Inoltre, questi strumenti incentivano la presentazione di certificazioni che rendano trasparente il profilo ambientale del ciclo di vita ed il contenuto di riciclato di un prodotto, tra cui le etichette ambientali di tipo III, conformi alla norma Uni En 15804, in cui rientrano le Epd (Environmental product declaration) che quantificano gli impatti ambientali lungo il ciclo di vita del materiale attraverso la metodologia Life Cycle Assessment.

Una maggiore diffusione delle dichiarazioni ambientali di prodotto potrebbe comportare una maggiore integrazione dell’approccio life cycle, e della quantificazione degli impatti ambientali, non solo nella valutazione finale del progetto, bensì come strumento a supporto dello sviluppo dello stesso.

Circolarità nel settore edilizio: cosa c’è ancora da fare

riciclo-ediliziaNonostante l’incentivazione a strategie di circolarità nel settore edilizio, attualmente il tema risulta applicato solamente al riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione per opere di basso valore (per esempio, sottofondi stradali o opere di colmatazione). Esistono, infatti, ancora difficoltà di applicazione per strategie circolari più ambiziose.

Soluzioni tecnologiche reversibili sono ancora poco diffuse sul mercato, non ci sono protocolli e procedure chiare per la risposta ai requisiti di sostenibilità e circolarità richiesti dai Cam, mancano filiere stabili per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche a livello di edificio e processi di circolarità (dal recupero in cantiere alla trasformazione della materia prima seconda) a livello di materiali.

Inoltre, ulteriore questione aperta è la necessità di integrare queste logiche circolari all’interno dell’intero processo progettuale e operativo, andando quindi a definire scelte specifiche che configurino a monte un processo circolare.

Pertanto, risulta necessario uno sforzo rivolto verso una collaborazione tra i diversi operatori della filiera, al fine di cooperare per la definizione di soluzioni tecnologiche reversibili e per instaurare networking per lo sviluppo di nuovi modelli di business che facilitino l’attivazione di processi di riuso, riciclo e re-manufacturing.

 

di Serena Giorgi e Kevin Santus, Politecnico di Milano (da YouBuild n.20)

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