Con la calce di Calchèra San Giorgio si torna all’antico. Sarà una novità

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La malta, un ingrediente del nostro lavoro con cui ci confrontiamo tutti i giorni: finalmente la scelta di questo materiale ritrova il suo ruolo e non viene più lasciata al caso. Presentiamo una realtà, Calchèra San Giorgio, che coniuga la produzione di calce naturale con la continua ricerca. Una ricerca che guarda sia al passato che al futuro.

Gianni Nerobutto, responsabile generale e direttore tecnico di Calchèra San Giorgio

Lo studio sistematico e accurato delle antiche ricette per realizzare miscele durevoli, biocompatibili oltre che di grande pregio estetico. Lo studio di nuove ricette che sfruttano gli scarti alimentari come materia prima (gusci di uovo e lolla di riso per esempio) per realizzare impasti la cui provenienza sia salubre e non impoverisca il territorio attraverso l’apertura di nuove cave, come spiega in questa intervista Gianni Nerobutto, responsabile generale e direttore tecnico del dipartimento Calchèra San Giorgio.

La tecnica della calce naturale per una bioedilizia

Come nasce l’azienda?
Calchèra San Giorgio nasce nel 2004 da un incontro avuto con mastro Gilberto Quarneti, il quale ci insegnava che non c’è nessuno che ti possa dare una sincera e chiara informazione sui materiali di cui hai bisogno in cantiere. Tutti dovremmo diventare maestri di noi stessi: tornare alla Regola dell’Arte e alla intima conoscenza della materia. A noi è piaciuta subito quest’idea e per questa ragione si è subito fondata la Scuola d’Arte Muraria Calchèra San Giorgio, sotto la supervisione dello stesso Quarneti. Successivamente, dallo studio dei materiali antichi e le tecniche costruttive del passato è nato il laboratorio Calchèra San Giorgio per la formulazione e produzione di materiali specifici per il restauro e la bioedilizia.

A chi segue la vostra evoluzione date l’impressione di essere rimasti una azienda di nicchia per molti anni: ultimamente si parla molto di voi anche fuori dall’ambito del restauro. A cosa è dovuta questa novità secondo lei?
I materiali per il restauro conservativo attengono al passato, ma racchiudono la risposta alla richiesta di innovazione futura. Vi sono materiali storici che hanno resistito millenni all’oltraggio del tempo, proprio lo studio di antichi materiali sarà secondo noi la via per il rinnovamento necessario per migliorare i materiali moderni e renderli più affidabili e longevi.

Esterno recuperato con tonachino

Perché è importante utilizzare materiali compatibili nei restauri?
È fondamentale che i materiali usati nell’opera di restauro siano affini e compatibili con la materia con cui essi vengono in contatto. L’uso di un materiale non affine potrebbe portare al rigetto del medesimo. Se, poi, il materiale aggiunto non fosse chimicamente compatibile, allora vi sarebbe l’inaccettabile aggressione che porterà il supporto a disgregarsi. Una diagnosi preliminare sul supporto da riporre in pristino e una oculata formulazione del materiale da restauro può scongiurare dannosi risultati.

La tradizione della calce a regola d’arte

State cercando di portare la Tradizione e la Regola dell’Arte anche fuori dall’ambito del solo restauro? È solo una questione di marketing o fa parte di una vera e propria missione?
Portare la Tradizione e la regola dell’Arte in tutti i cantieri edili non è né una questione di marketing né una missione: è una convinzione.

Finitura d’interni realizzata a marmorino

Ascoltando il vostro Maestro Gilberto Quarneti si nota che lo studio dei materiali originali è ancora il filo conduttore delle vostre ricerche: ci vuole raccontare i vostri progetti di punta attualmente in corso nell’ambito della ricerca?
Dallo studio delle Malte Romane assieme con Mastro Quarneti siamo attualmente impegnati sullo studio dei geopolimeri. In collaborazione con il Mit di Boston, stiamo conducendo una ricerca sulla possibilità di produrre leganti idraulici usufruendo di materie prime ottenute dagli scarti alimentari e industriali. Tutto ciò nell’ambito del vasto programma denominato Circular Economy.

Intonacatura di interni con intonaco realizzato con calce additivata con lolla di riso

Calce idraulica, calce idraulica naturale: che cosa vi differenzia dai prodotti simili al vostro delle altre aziende?
Le malte e gli intonaci di calce idraulica naturale prodotte da Calchèra San Giorgio sono la copia delle malte che hanno connotato la storia del costruire sia sul piano materico che quello culturale; così come la nostra Calce Pozzolanica Pantheon ottenuta a freddo, normata a livello europeo con la sigla FL, è il frutto di uno studio accurato sulle malte antiche più longeve giunte sino a noi. I nostri leganti sono tutti corredati di specifica ed esplicita ricetta relativa al contenuto. Non voglio dare un giudizio sulle calci di altre ditte; sicuramente da quando il settore edile è entrato in crisi, facendo diminuire drasticamente la costruzione di nuovi edifici e strade, e con questo la produzione di cemento, tutte le aziende presenti sul mercato hanno iniziato a parlare di calce e proporre i loro prodotti nei cantieri di restauro e bioedilizia.

Malta contro umidità, freddo e CO2

Uno dei problemi più complessi da risolvere nel nostro lavoro è il risanamento dall’umidità delle murature contro terra: che cosa propone la vostra azienda?
La nostra azienda produce specifiche malte microporose altamente traspiranti e resistenti all’aggressione chimica adatte per la deumidificazione e il risanamento delle murature aggredite dall’umidità di risalita.

Sempre in questo ambito, risulta difficile coniugare il risanamento con le esigenze di coibentazione (difesa dal freddo): quali soluzioni in questo caso?
La soluzione si trova nel coniugare materiali fortemente deumidificanti e, nel contempo, coibenti. Quando la funzione di deumidificazione è giunta a termine, la funzione coibente ha inizio. Anche l’intervento ingegneristico ha la sua valenza: bisogna progettare il sistema che blocchi l’origine della fonte dell’umidità.

La vostra sostenibilità ambientale non si fonda solo sulla scelta dei materiali eco sostenibili e bio compatibili, ma anche sul fatto che coi vostri prodotti certificate una drastica riduzione della Co2 nell’ambiente: perché?
Poiché è risaputo che la produzione del moderno cemento immette un’enorme quantità di Co2 nell’aria, è doveroso trovare qualsiasi sistema per invertire questa disastrosa tendenza. Con la produzione di leganti e malte ottenute con i metodi del passato, ciò può essere risolto in larga parte.

La calce naturale che usa l’uovo di colombo

Il classico uovo di Colombo: solo in Italia produciamo 250mila tonnellate l’anno di gusci d’uovo. Non si sa che farne. Una parte viene usato come mangime, il resto viene buttato. Perché non calcinare questo materiale, a bassissima temperatura, per ottenere calce purissima? Gilberto Quarneti sta portando avanti una sperimentazione, iniziata con Roberto Mosca, studiando la possibilità di produrre un legante idraulico ottenuto dalla miscelazione a freddo di idrato di calcio, Ca(OH)2, in polvere, ottenuto dalla calcinazione e idratazione di gusci d’uovo, CaCO3, sottratti alla filiera produzione-scarto-discarica e ceneri pozzolaniche ottenute dalla combustione dei cascami della lavorazione del riso (Rice Husk Ashes – RHA).

Investire su materiali storici e sostenibili

Provi a convincermi a scegliere i vostri prodotti anche in una ristrutturazione «normale».
Se si tratta di una ristrutturazione «normale» potrei consigliarle di seguire il suo istinto che le suggerisce di spendere il meno possibile. A ben guardare però, i materiali più storici e sostenibili non costano molto di più di quelli più moderni, ma soprattutto la loro longevità è tale da garantire che il lavoro di ristrutturazione non si debba ripetere con ulteriore esborso di denaro. Inoltre, credo che tutti possano aspirare a vivere in un ambiente sano.

Effetti estetici ottenuti con la miscelazione di calce e aggregati vetrosi

Finiture superficiali: proponete una grande quantità di materiali da miscelare in superficie. Ci parli di queste applicazioni.
Gli intonaci di finitura hanno sempre avuto per l’edificio una funzione di protezione e allo stesso tempo decorativa. Nelle varie epoche e nei vari territori, si sono realizzate finiture molto diverse fra loro, che miravano in particolar modo all’imitazione delle pietre e dei marmi, mediante l’utilizzo ben calibrato della calce e delle sabbie locali. Dallo studio delle finiture antiche, che oggi riproponiamo per i cantieri di restauro, da qualche anno ci siamo specializzati nella produzione di finiture decorative per i lavori da eseguirsi in bioedilizia, da impiegare negli ambienti interni utilizzando materie prime naturali, calce, pozzolane, sabbie, polveri di pietra e materiali riciclati come il ben noto cocciopesto, il vetro, la lolla del riso, il canapulo (residuo della lavorazione della canapa). Le finiture Calchèra San Giorgio possono essere studiate ad hoc, in collaborazione con il progettista designer, coadiuvando le materie impiegate con il metodo di stesura, al fine di ottenere il risultato voluto, specifico per l’ambiente in cui è inserito.

Gilberto Quarneti: esperto della tecnica antica

«Gilberto Quarneti è probabilmente il più grande archeòmetra (chi ricerca non la storia dell’oggetto antico, ma quella della materia e dell’artigiano ndr) vivente, un esperto di materiali e tecniche dell’architettura antica e moderna, particolarmente specializzato nello studio delle malte da costruzione. Il suo corso teorico pratico di restauro costituisce il risultato di oltre trent’anni di studio e di esperimenti del Maestro, che l’hanno portato in giro per tutto il mondo, e in particolare nei cantieri più importanti dell’Italia intera, per dare una risposta scientifica, efficace e definitiva, ai molti segreti tecnologici dell’antichità.

Il Maestro non si è limitato a leggere tutte le pubblicazioni storiche e scientifiche reperibili ai nostri giorni, ma ne ha fatto anche una puntuale verifica concreta provando e riprovando nel suo laboratorio tutto ciò che riguardava la preparazione dei materiali e le tecniche d’uso descritte. Tutto questo per essere sicuro di comprendere bene il significato di tradizioni e di un lessico ormai perduti, per capire a pieno il processo evolutivo della tecnologia, cogliendo le significative differenze e migliorie, che la pratica e la ricerca hanno apportato, per essere in grado di riportare alla luce quello che si è dimenticato e che può tornare a dare risposte utili anche per il futuro.

Con lui sta partendo di nuovo un processo creativo fatto di protagonisti consapevoli e liberi, che si configurano al tempo stesso come artieri del passato e inventori del domani. In più, Mastro Quarneti, sta preparando una serie di nuovi corsi incentrati sulla formazione e uso di leganti geopolimerici tramandatici dal passato. I vari seminari hanno lo scopo di verificare, coinvolgendo i corsisti, se vi siano possibilità alternative per la formulazione e produzione di materie prime (seconde) colte dalla filiera degli scarti biologici, nel novero delle attività che sostengono l’ambiziosa Circular Economy, e la Bio-architettura, che si sta sviluppando a livello mondiale».*

Gilberto Quarneti

Quarneti è anche docente e direttore del laboratorio tecnologico presso la Scuola d’Arte Muraria – Calchèra San Giorgio a Grigno (Trento), e collabora con il Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston.

*Dalla rivista Galileo dell’Ordine degli Ingegneri di Pisa

(Lucia Corti)

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