Renzo Pagliero ricorda come il 3 marzo di cinquant’anni prima sia iniziato ufficialmente il suo cammino in Multitel. Pochi mesi dopo sarebbe arrivata la laurea, e il 3 luglio il matrimonio.
Per questo ripete di sentirsi legato a quei due numeri – 3 e 50 – perché, messi insieme, raccontano non solo una ricorrenza, ma un’intera vita.

Fin da bambino aveva frequentato l’azienda insieme al padre e al fratello, respirando quell’atmosfera di officina e di idee che univa lavoro e famiglia.
Per questo il suo ingresso da dipendente non era stato un semplice inizio professionale, ma un passaggio naturale, quasi una continuità.
Gli inizi: tra tecnigrafi, carta e il primo stipendio
Pagliero ricorda di essere entrato in azienda due mesi prima della laurea, mentre preparava la tesi proprio in Multitel. Il suo primo incarico era stato nell’ufficio tecnico, in un’epoca in cui non c’erano computer e si lavorava con fogli di carta, tecnigrafi e calcolatori.
Racconta di avere avuto una piccola scrivania in un angolo e di aver ricevuto il suo primo stipendio: 250.000 lire al mese, un simbolo di autonomia e appartenenza.
Da ragazzo aveva immaginato un futuro diverso, forse nel giornalismo. Ma la frequentazione sempre più intensa dell’azienda lo aveva portato a capire che la sua strada era lì.
Ricorda nitidamente il giorno in cui, al liceo, aveva detto al padre di voler studiare ingegneria: il sorriso del padre gli era rimasto impresso come una conferma silenziosa.
Dieci anni accanto allo zio: progettazione, omologazioni e collaudi
Per il primo decennio aveva lavorato a stretto contatto con lo zio, progettista delle macchine. Si era occupato di progettazione, omologazioni e collaudi, in un periodo in cui le gru – allora cuore del business – richiedevano competenze tecniche specifiche.
Poi era arrivata una doppia svolta: da un lato la scelta strategica di concentrarsi sulle piattaforme di lavoro aereo, dall’altro la sua naturale inclinazione verso il commerciale e l’export, favorita dalla conoscenza delle lingue. Negli anni ’80 era ormai chiaro che l’Italia non avrebbe permesso all’azienda di crescere ulteriormente, e bisognava guardare all’estero.

L’apertura ai mercati esteri e la nascita della filiale francese
Pagliero aveva iniziato a costruire relazioni con i primi dealer, soprattutto in Belgio e Francia.
Nel 1989, con la nascita della filiale francese, si era dedicato completamente all’export e alla direzione della nuova realtà, affrontando le difficoltà tipiche delle fasi iniziali.
Le scelte tecniche che hanno cambiato la storia dell’azienda
Quando parla dei momenti di cui è più orgoglioso, Pagliero riconosce un ruolo centrale allo zio nella scelta dell’alluminio per i bracci, una decisione che aveva cambiato la storia dell’azienda.
Ma rivendica anche un passaggio personale: dopo la morte dello zio, aveva raccolto la sua eredità e guidato l’introduzione delle macchine articolate, la gamma Mx, che considerava quasi una sua creatura.
Il suo ruolo ha unito la progettazione alla visione imprenditoriale: la scelta dei componenti, le soluzioni tecniche, l’obiettivo di ottenere un rapporto qualità-prezzo competitivo. La concretezza era sempre stata la sua cifra.
Lavoro e famiglia: due valori inseparabili
Lavoro e famiglia sono sempre stati i due valori fondamentali della sua vita. Nel 2026 le ricorrenze si sovrapporranno: 50 anni di lavoro, 50 di laurea e, a luglio, 50 di matrimonio. Dice che la presenza di una donna straordinaria, Tiziana, gli ha permesso di dedicarsi al lavoro più di quanto avrebbe potuto altrimenti.
La continuità familiare e il ruolo dei figli
Tra le soddisfazioni più grandi c’è la possibilità di condividere la guida dell’azienda con i figli, Fabio e Anna. Racconta di aver mostrato loro con onestà sia gli aspetti positivi sia quelli più impegnativi del mestiere dell’imprenditore, ricordando che servono sacrificio e dedizione.

Pagliero non crede all’uomo solo al comando. Sottolinea che l’azienda vive grazie al lavoro di squadra, dai dirigenti alle persone che svolgono i lavori più umili. Rivendica con orgoglio l’attenzione storica di Multitel verso i dipendenti, oggi rafforzata da investimenti nel welfare.
L’orgoglio della continuità familiare
Tra i motivi di orgoglio cita il fatto che l’azienda sia sempre rimasta in mano alla famiglia, un valore trasmesso dal nonno, dal padre e dallo zio. Multitel fa parte del loro Dna perché hanno resistito alle sirene esterne proprio per questo.
Nel ricordare le persone incontrate nel percorso, soprattutto all’estero, cita con affetto Gianfranco Bronzini, che considera quasi un fratello più che un cliente. Un esempio del suo modo di fare impresa: costruire fiducia e relazioni durature.
Uno sguardo indietro e uno avanti: il senso del fare impresa
Quando riflette sul passato, Pagliero non crede di aver fatto cose destinate alla storia, ma si dichiara contento del proprio percorso e dei sacrifici fatti. Ritiene che l’Italia abbia bisogno di imprenditori capaci di portare alta la bandiera all’estero, con responsabilità e dedizione.
Il futuro di Multitel: crescere fuori dai confini
Per i prossimi dieci anni immagina una crescita esterna più decisa, un’espansione che finora non è stata sviluppata appieno. Continua a essere presente ogni giorno in azienda per contribuire a questa nuova fase, convinto che la forza del gruppo sia la chiave per andare lontano.
Il suo modo di essere emerge nella discrezione, nella continuità e nella capacità di costruire nel tempo senza clamore, lasciando un’impronta profonda. Il modo più autentico di essere Renzo Pagliero.