Sino al 29 marzo 2026 il Teatro dell’architettura Mendrisio (Tam) dell’Università della Svizzera italiana apre le sue sale a un trittico di sguardi sul mondo costruito e rappresentato.
L’iniziativa ha aperto i battenti lo scorso 14 novembre e per informazioni e prenotazioni è possibile visitare il sito dell’ateneo.
Le proposte
L’Accademia di architettura dell’Usi presenta infatti due nuove mostre – Stefano Graziani. Reality Show e Archisatire. Una controstoria dell’architettura – affiancate dall’installazione Due esercizi, realizzata dalle studentesse e dagli studenti del primo anno.
Tre percorsi diversi, ma accomunati dal desiderio di interrogare la realtà, smontarla, ricomporla e restituirla attraverso linguaggi che oscillano tra rigore, ironia e sperimentazione.

Stefano Graziani. Reality Show
Curata da Francesco Zanot, la mostra dedicata a Stefano Graziani riunisce una selezione di immagini – alcune già note, altre inedite – che non seguono un tema unico, ma si richiamano tra loro attraverso una sensibilità comune.
Architetture, oggetti, frammenti di natura, città e figure umane emergono nelle fotografie senza mai imporsi come protagonisti assoluti: sono piuttosto elementi di una trama aperta, stratificata, talvolta indecifrabile.

Graziani lavora contro la logica dell’utile e del necessario. Le sue immagini, volutamente disfunzionali, invitano lo sguardo a perdersi tra deviazioni e dettagli, a seguire indizi che non conducono a una verità univoca.
Tutto ciò che appare è reale, eppure spesso sembra sottrarsi alla realtà stessa. È in questo scarto che si colloca la riflessione dell’autore: la fotografia contemporanea come luogo di tensione tra documentazione e simulazione, tra prova e smentita.
Non una mostra della realtà, ma sulla realtà. Un vero e proprio reality show.

Archisatire. Una controstoria dell’architettura
Concepita da Gabriele Neri in collaborazione con la Biblioteca dell’Accademia di architettura, Archisatire esplora il rapporto, spesso sorprendente, tra satira e architettura.
Caricature, vignette, fotomontaggi, cartoons, filmati e altre forme espressive compongono un percorso che ribalta la consueta gravità del costruire, contrapponendole la leggerezza – e talvolta la ferocia – dello sguardo umoristico.

Le immagini esposte, nate per la vita effimera di giornali e riviste e destinate a un pubblico ampio, diventano strumenti critici capaci di raccontare l’impatto dell’architettura sulla quotidianità e, al tempo stesso, il ruolo sociale della satira.
La mostra si articola in quattro sezioni: dalla figura dell’architetto nella caricatura agli scandali urbani generati da grandi progetti; dalla casa irrazionale ai molti architetti che si sono cimentati nell’arte del cartoon.
Tra parodia e denuncia, la satira si rivela così una lente preziosa per osservare l’architettura da prospettive inattese e per riflettere sul significato profondo del progettare e dell’abitare.

Due esercizi
Al pianoterra del Tam trova spazio Due esercizi, installazione curata dall’Atelier orizzontale Blumer e realizzata dalle studentesse e dagli studenti del primo anno del Bachelor.
Il progetto raccoglie i risultati del lavoro svolto nel secondo semestre dell’anno accademico 2024–2025 e nel primo semestre 2025–2026, proseguendo una tradizione che da oltre vent’anni coinvolge circa settanta studenti per semestre.

L’Atelier orizzontale Blumer indaga da sempre il rapporto tra corpo, movimento ed evento attraverso pratiche costruttive e performative.
Gli esercizi presentati, rigorosamente interattivi, richiedono che gli oggetti progettati vengano azionati, trasportati ed esibiti: una vera messa in funzione che ne verifica la precisione costruttiva e il comportamento nello spazio.
Un’esperienza formativa che trasforma il gesto progettuale in azione, e l’azione in conoscenza.
