L’industria ceramica italiana lancia l’allarme: il costo del gas è tornato a crescere in modo critico, con il valore Psv passato in due giorni da 33 a 55 €/MWh e i future Ttf di aprile arrivati a 58 €/MWh.
Un incremento vertiginoso che rischia di generare 180 milioni di euro di extracosti annuali per un settore energivoro come quello ceramico, già provato dalle precedenti turbolenze dei mercati energetici.
Dl Bollette: un primo passo, ma servono misure strutturali
Solo il 30% delle forniture risulta contrattualizzato a prezzi bloccati: questo significa che oltre 700 milioni di metri cubi annui restano esposti alla volatilità del mercato.
Un fattore che mette sotto pressione non solo il gas, ma anche il costo dell’energia elettrica.
Nel dl Bollette, ora in fase di conversione, è stato introdotto lo “strumento di liquidità” per ridurre lo spread tra Psv e Ttf: una misura utile, capace di abbassare il differenziale di circa 2 €/MWh.
Tuttavia, non basta. La crescita del ruolo del GNL rispetto alle tradizionali forniture via tubo ha amplificato la volatilità dei prezzi, creando un contesto imprevedibile per le imprese.
Gas e stabilizzazione dei prezzi: cosa serve davvero al settore
Per garantire stabilità, servono interventi strutturali. Tra questi, la proposta di gas release nazionale rispondeva proprio alla necessità di proteggere una quota dei consumi industriali dalle oscillazioni del mercato internazionale, sfruttando la produzione domestica.
Nel frattempo, occorre attuare rapidamente le misure già previste dal DL Bollette, come la sterilizzazione del costo Ets sulla generazione elettrica. È fondamentale però includere anche la cogenerazione industriale, per coerenza economica ed equità verso le imprese che producono parte della loro energia.