Il bambù come materiale strutturale: identità e sfide

Il libro analizza il bambù come materiale strutturale, dalla tradizione storica alla ricerca scientifica, evidenziandone sostenibilità, proprietà ingegneristiche e ostacoli normativi e culturali alla diffusione in Europa.

Bosco di bambù nei pressi di Viareggio, Italia

Nelle tradizioni costruttive dell’America Latina e dell’Asia il bambù è parte viva della cultura materiale e del sapere tecnico. In Europa, invece, il suo ingresso è avvenuto secondo un percorso del tutto diverso: introdotto solo a metà Ottocento, è stato fin da subito trattato come oggetto di studio piuttosto che come materiale costruttivo.

Marco Fabiani, Il bambù come materiale strutturale. Analizzare la pianta attraverso gli studi scientifici e le tappe fondamentali della ricerca. Edizioni Nuova Cultura, maggio 2025

Il bambù è stato analizzato partendo da modelli progettuali occidentali, spesso lontani dai saperi empirici tramandati per generazioni in altri continenti. Le prime ricerche europee nacquero per necessità: tra Ottocento e Novecento, ingegneri e militari operavano in territori lontani dove i materiali tradizionali non erano disponibili.

Proprio da queste condizioni sono nate le prime applicazioni del bambù ome materiale strutturale alternativo, soprattutto nei contesti coloniali e nelle fasi storiche in cui l’Europa cercava sostituti all’acciaio.

Il bambù come alternativa sostenibile

Con la crisi climatica e la consapevolezza dell’impatto ambientale del settore delle costruzioni (circa il 40% delle emissioni globali), il bambù assume un ruolo rilevante nella ricerca sui materiali sostenibili.

I suoi vantaggi ambientali includono:

  • crescita rapidissima rispetto al legno;
  • capacità di sequestrare CO₂ durante l’intero ciclo di vita;
  • rigenerazione dei suoli degradati grazie al sistema radicale.

Questi aspetti, uniti alla disponibilità in molte aree del mondo, rendono il bambù un candidato ideale come materiale da costruzione a basso impatto.

Intelligenza strutturale della pianta

Il culmo del bambù è un esempio esemplare di ottimizzazione naturale:

  • struttura tubolare rastremata: riduzione di materiale nelle zone meno sollecitate;
  • nodi distribuiti irregolarmente: impediscono l’ovalizzazione della sezione;
  • fibre più dense verso l’esterno: massima efficienza sotto flessione e vento;
  • resilienza: si piega senza spezzarsi.

Ricerche fondative come quelle di Julius J. A. Janssen (1991) e Oscar A. Arce‑Villalobos (1993) hanno permesso di passare da una conoscenza naturalistica a una vera ingegnerizzazione del materiale.

Padiglione Microclimatico, struttura formata da un piano flottante con telaio in metallo e bambù presentato dalla Studio Cardenas in occasione del Salone del Mobile di Milano 2006. Il sistema costruttivo di questo padiglione è all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e vede l’utilizzo contemporaneo di tradizione e innovazione: il materiale naturale bambù rappresenta la tradizione mentre innovativa è la tecnologia BooTech dei giunti a secco in acciaio ©Studio Cardenas

Applicazioni e casi studio

L’uso strutturale del bambù in Europa è ancora limitato, ma alcuni progetti iconici hanno segnato tappe importanti:

Il Padiglione Zeri – Expo 2000, Hannover

Progettato da Simón Vélez e Marcelo Villegas, realizzato con 3500 culmi di bambù, ha aperto il dibattito europeo sulle potenzialità architettoniche del materiale.

Il padiglione in bambù di Vergiate (Va), 2003

Realizzato dall’associazione Emissioni Zero, è uno dei rari esempi europei di struttura permanente in membrane di bambù.

Il nodo delle connessioni

Due ostacoli principali alla diffusione del bambù strutturale:

  • durabilità nel tempo;
  • connessioni tra i culmi.

Le connessioni moderne (come il sistema BooTech presentato al Salone del Mobile 2006) combinano acciaio e bambù, consentendo sostituibilità e prestazioni più prevedibili.

Struttura permanente in bambù a Vergiate, Varese

Il bambù ingegnerizzato

L’autore sottolinea come, in Occidente, la diffusione su larga scala passerà soprattutto attraverso i prodotti ingegnerizzati, che garantiscono:

  • geometria regolare,
  • proprietà meccaniche omogenee,
  • facilità di calcolo e certificazione.

Tra le tipologie più diffuse:

  • bambù lamellare,
  • bambù densificato.

Questi materiali si comportano come compositi industriali e raggiungono prestazioni paragonabili ai legni strutturali più utilizzati.

Normative e ostacoli culturali

Gli ostacoli principali alla diffusione del bambù strutturale in Europa:

1. Mancanza di norme armonizzate

  • Iso 22156: progettazione edifici in culmo naturale (fino a 2 piani)
  • Iso 5257: prove meccaniche per bambù ingegnerizzato
  • Uni 11842: caratterizzazione meccanica dei culmi naturali.

Manca però l’inclusione del bambù nelle Norme Tecniche per le Costruzioni e negli Eurocodici, rendendo difficile la certificazione e l’immissione sul mercato.

2. Pregiudizio culturale

In molti paesi europei il bambù è percepito come materiale povero o non permanente, frenando l’accettazione da parte di professionisti e committenti.

di Lorenza Bisbano

Marco Fabiani | Dottore di ricerca in ingegneria civile, docente di ruolo nella scuola statale e autore del libro Il bambù come materiale strutturale

Marco Fabiani | Dottore di ricerca in ingegneria civile, docente di ruolo nella scuola statale e autore del libro Il bambù come materiale strutturale

«Mi sono cimentato nella stesura di questo testo con l’intento di racchiudere in un unico breve volume le indicazioni di base necessarie per comprendere i limiti e le virtù dell’uso del bambù come materiale da costruzione. Ho voluto analizzare la pianta attraverso gli studi scientifici e le tappe fondamentali della ricerca.

Mi sono avvicinato al bambù ai tempi dell’Università, quand’ero alla ricerca di un argomento per la mia tesi di laurea e, al contempo, spinto dalla motivazione di fare qualcosa di davvero utile alle persone. La motivazione all’utilità sociale è sempre stata centrale nel mio percorso. Da circa dodici anni lavoro come docente e, parallelamente, porto avanti un’attività di ricerca che ha nel bambù il suo filo conduttore. Anche nell’insegnamento, soprattutto durante gli anni nella scuola media, ho sempre cercato d’integrare i temi della sostenibilità.

La voglia di fare qualcosa di utile ha dato un imprinting molto chiaro sia al mio lavoro di ricercatore sia a quello di insegnante. Lo scopo del libro nasce proprio dalla necessità di condividere uno stato dell’arte che, seppur vasto, è frammentato. L’idea di base è raccogliere tutto il materiale in un unico volume, fare una sintesi di informazioni e risultati di articoli scientifici, così da favorire la voglia di approfondire. Non solo per esperti già formati, ma anche per studenti che, come successe a me anni fa, si trovano a voler approfondire un argomento ancora poco studiato in Italia».

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