Ettore Sottsass (1917-2007) sfugge a ogni definizione univoca: artista, architetto, designer, fotografo, intellettuale. La sua opera attraversa il Novecento con uno sguardo critico e poetico, capace di trasformare colore, luce e materia in strumenti per ripensare il rapporto tra individuo e mondo.
A lui è dedicata la grande retrospettiva Io sono un architetto. Ettore Sottsass, ospitata a Palazzo Buontalenti di Pistoia dal 7 marzo al 26 luglio 2026, che riunisce oltre 1.400 opere tra disegni, progetti, fotografie e oggetti di design.

Ettore Sottsass: identità plurale di un maestro del Novecento
La mostra ricostruisce trent’anni di attività, dal 1945 al 1975, periodo in cui il legame di Sottsass con la Toscana è particolarmente intenso.
Il progetto, promosso da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript, si inserisce nel percorso dedicato ai protagonisti del Novecento che hanno dialogato con il territorio.
Il cuore dell’esposizione nasce dal ricco fondo conservato al Csac dell’Università di Parma, integrato da prestiti di istituzioni e collezioni private.
Carte di lavoro, schizzi e studi mostrano l’evoluzione del suo linguaggio, insieme a gioielli rari e oggetti ispirati all’immaginario americano.
Dal dopoguerra alla crisi del modernismo
La mostra racconta la formazione culturale di Sottsass nel secondo dopoguerra, quando prende coscienza del fallimento delle utopie moderniste.
Alla fiducia cieca nella tecnica contrappone una ricerca fondata su emozioni elementari, simboli, colori e gesti capaci di restituire profondità all’esperienza umana.
Il percorso espositivo si apre con le sue sperimentazioni artistiche: pittura, disegno, tessuti, tappeti. Segue la fase manuale e materica, in cui il fare a mano diventa strumento per indagare il rapporto tra forma, materia e spazio.
Un focus centrale è dedicato alla collaborazione con la manifattura Bitossi di Montelupo Fiorentino. Sottsass supera la decorazione tradizionale e trasforma la ceramica in un linguaggio rituale, dove colore e forma diventano volume, simbolo e presenza.

Interni e architettura: emozione contro funzione
Una sezione ricostruisce il suo lavoro come decoratore d’interni e architetto nel dopoguerra, quando abbandona il razionalismo per privilegiare curve, luce ed emozione.
Dal 1956 Sottsass collabora con Poltronova come art director. Qui nascono mobili iconici come i Mobili Fly e i Superbox, che mettono in discussione la normalità dell’arredamento con ironia e visione critica.
Il viaggio in India del 1962 segna un cambiamento radicale: gli oggetti diventano strumenti per interrogare il posto dell’uomo nel cosmo. Nascono serie come Le ceramiche delle tenebre, Offerta a Shiva, Yantra.
Olivetti: tecnologia, design e umanesimo
Dal 1957 Sottsass progetta per la divisione elettronica Olivetti. Le sue forme semplici e le superfici metalliche raccontano il mistero della tecnologia, mentre gli oggetti per l’ufficio coniugano ergonomia e nuovi paesaggi cromatici.
A Pisa prende forma il primo calcolatore elettronico italiano, avvolto in un “abito” di alluminio cangiante.
Tra la fine degli anni Sessanta e il 1968 emergono oggetti simbolici e disturbanti, come il Florero Shiva, che sollecitano sensi ed emozioni. Parallelamente, il disegno diventa strumento visionario nelle pagine di Pianeta Fresco e Casabella.
La mostra si chiude con il ciclo fotografico delle Metafore, immagini in bianco e nero che segnano la fine di una fase e l’inizio della stagione che porterà a Memphis. È il momento in cui Sottsass riduce il linguaggio all’essenziale, trasformandolo in teoria.

Allestimento, progetti paralleli e public program
L’allestimento di Daniele Ledda ricrea un laboratorio in trasformazione. A Palazzo de’ Rossi il progetto Insider espone opere solitamente non visibili, con un focus su Sergio Cammilli, fondatore di Poltronova. Il public program approfondisce i temi della mostra con incontri, laboratori e attività inclusive.
Il catalogo, curato da Enrico Morteo, è concepito come un atlante di parole e immagini che restituisce la complessità del suo universo creativo.