Distribuzione idrotermosanitaria in calo: il mercato chiude il 2025 a -3,54% e attende certezze su incentivi e Case Green
Il mercato Its continua a perdere terreno. Senza una strategia chiara sulla Direttiva Case Green, la filiera rischia una paralisi nonostante una forte domanda potenziale.
Il mercato della distribuzione idrotermosanitaria continua a perdere slancio e il quadro congiunturale restituisce l’immagine di una filiera inquieta, consapevole del proprio ruolo strategico ma priva di riferimenti solidi.
Dopo la contrazione registrata nel 2024, i dati dell’Osservatorio VenditeAngaisa mostrano che anche il 2025 si è chiuso in negativo, con un calo del 3,54% e un crollo particolarmente marcato nel mese di dicembre, quando le vendite sono diminuite del 14,24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
I primi segnali del 2026, inoltre, non lasciano intravedere alcuna inversione di tendenza.
Le cause strutturali: incentivi ridotti e incertezza politica
Secondo Angaisa – l’associazione dei distributori idrotermosanitari aderente a Confcommercio e Federcostruzioni – questa frenata non può essere attribuita soltanto a fattori congiunturali.
A pesare è soprattutto l’assenza di una linea politica chiara sul futuro del settore edilizio e, in particolare, sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare. Un comparto che, secondo autorevoli istituti di ricerca, sta vivendo una contrazione degli investimenti pari al 18% in termini reali, complice il ridimensionamento degli incentivi fiscali e la mancanza di strumenti alternativi capaci di sostenere la domanda.
Anche il Conto Termico 3.0, pur atteso, non offre ancora elementi sufficienti per valutarne l’efficacia nel rilanciare il mercato.
Direttiva Case Green: ritardi e rischi per il settore
In questo contesto, il rischio più concreto è quello di accumulare ritardi nell’attuazione della Direttiva europea Epbd sulle prestazioni energetiche degli edifici, la cosiddetta Case Green.
Il Governo non ha rispettato la prima scadenza prevista, non inviando a Bruxelles il Piano nazionale di ristrutturazione del patrimonio edilizio entro il 31 dicembre, e non ha ancora chiarito come intenda recepire l’intera direttiva entro maggio.
Senza un quadro normativo aggiornato e affidabile, il mercato rischia di bloccarsi progressivamente, in attesa di capire quali edifici dovranno essere riqualificati, con quali priorità e attraverso quali strumenti di sostegno.
Una domanda potenziale che non riesce a emergere
Eppure, la domanda potenziale non manca. Una recente indagine Nomisma per Angaisa rivela che quasi un italiano su due prevede interventi di manutenzione o riqualificazione entro il 2026, e che due cittadini su tre considerano la ristrutturazione della propria abitazione una priorità per i prossimi anni.
Intenzioni che, tuttavia, rischiano di rimanere sospese senza un quadro stabile di regole e una strategia nazionale coerente.
Le richieste di Angaisa per sbloccare il mercato edilizio
Per questo Angaisa sollecita il Governo a definire rapidamente una posizione chiara sull’attuazione della Direttiva Case Green, individuando gli immobili da riqualificare con urgenza e costruendo un sistema di incentivi credibile, duraturo e sostenibile.
Solo così sarà possibile evitare che l’attuale rallentamento si trasformi in un blocco strutturale del mercato edilizio, con conseguenze economiche e sociali difficili da recuperare.
Maurizio Lo Re | Presidente Angaisa
Maurizio Lo Re | Presidente Angaisa
La transizione energetica degli edifici non può essere affidata all’incertezza. Senza un indirizzo chiaro sugli incentivi che dovranno sostenere la riqualificazione energetica, famiglie e imprese rinviano le decisioni, mentre l’intera filiera perde volumi, occupazione e capacità di investimento.