Il disegno di legge delega per l’adozione del Codice dell’edilizia e delle costruzioni segna un passaggio potenzialmente decisivo per l’assetto normativo italiano.
Tuttavia, come evidenziato dall’Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu), il testo presenta criticità strutturali, soprattutto nel rapporto tra edilizia, urbanistica e governo del territorio.
Il documento Inu: contesto, metodo e responsabilità scientifica
Il documento dell’Inu è stato pubblicato dalla rivista Urbanistica Informazioni e sarà discusso il 15 aprile nel corso di un incontro del ciclo “Urbanpromo Letture”, a conferma della rilevanza pubblica e scientifica del tema.
Il testo è stato elaborato da un gruppo di lavoro coordinato dal presidente Michele Talia e composto da Carlo Alberto Barbieri, Emanuele Boscolo, Marcello Capucci, Paolo Galuzzi, Carolina Giaimo, Renato Perticarari e Paolo Urbani. La posizione dell’Inu si colloca dunque su un piano istituzionale, tecnico e culturale alto, non ideologico.
Un Codice senza una legge di principi sul governo del territorio
Secondo l’Inu, il ddl delega nasce da un presupposto discutibile: procedere alla riscrittura del Testo Unico dell’edilizia (dpr 380/2001) senza dotare il Paese di una legge statale di principi sul governo del territorio.
La conseguenza è una forzatura sistemica. L’urbanistica, materia costituzionalmente concorrente ai sensi dell’art. 117 Cost., viene:
- richiamata in modo frammentario,
- inserita come elemento “intruso” nella disciplina edilizia,
- privata di una cornice ordinatrice autonoma.
Una scelta che rinvia implicitamente a una normativa – la legge urbanistica del 1942 – ormai inadeguata a governare la trasformazione dei territori contemporanei.
Profili d’incostituzionalità della delega legislativa
Uno dei nodi più critici individuati dall’Inu riguarda il meccanismo della delega. Il ddl affida al Governo il compito di individuare, nei decreti legislativi attuativi, i principi fondamentali del governo del territorio, senza definirli preventivamente nella legge delega.
Questo approccio solleva due problemi rilevanti:
- il rischio di una “delega in bianco”, in contrasto con l’art. 76 della Costituzione;
- l’eventualità che principi fondamentali vengano fissati per la prima volta tramite decreto legislativo, anziché per legge parlamentare.
La giurisprudenza costituzionale, richiamata nel documento, è chiara nel richiedere che finalità e criteri direttivi siano esplicitati con adeguata precisione già nella legge di delega.
Urbanistica evocata, ma non governata
Nel testo del ddl compaiono riferimenti a: pianificazione, perequazione e compensazione, rigenerazione urbana, deroghe all’art. 41 quinquies della legge 1150/1942.
Tuttavia, questi temi non vengono ricondotti a principi fondamentali espliciti, con il risultato di un’urbanistica evocata ma non strutturata, destinata a essere subordinata alla disciplina edilizia.
Il nodo dei Lep e degli standard urbanistici
Particolarmente delicata è la questione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Il ddl li utilizza prevalentemente per uniformare procedimenti edilizi e requisiti tecnici, ma non affronta il tema degli standard urbanistici come dotazioni territoriali minime da garantire su scala nazionale.
Secondo l’Inu, i Lep rischiano così di diventare uno strumento di omogeneizzazione procedurale, ma non una garanzia di equità territoriale e qualità urbana. Si perde, in questo modo, il legame tra edilizia e diritti collettivi alla città, ai servizi, allo spazio pubblico.
Rigenerazione urbana: ridotta a questione edilizia
Il ddl attribuisce al futuro Codice un ruolo centrale anche nella rigenerazione urbana, ma la affronta prevalentemente come somma di interventi edilizi puntuali.
Questa impostazione trascura un dato fondamentale: la rigenerazione è un processo complesso che richiede: visione urbanistica, pianificazione integrata e coordinamento tra politiche pubbliche, progetto e fiscalità.
Ridurre la rigenerazione a un insieme di semplificazioni edilizie rischia di aumentare contenziosi e disomogeneità applicative, anziché ridurle.
Un Codice che rischia di moltiplicare l’incertezza
L’obiettivo dichiarato del ddl è la certezza del diritto. Tuttavia, secondo le osservazioni Inu, l’assenza di: una gerarchia chiara dei principi, una sequenza logica nella produzione dei decreti legislativi, un reale coinvolgimento delle Regioni, potrebbe produrre l’effetto opposto: più conflitti interpretativi, più discrezionalità, più contenziosi.
Una scelta che incide sul futuro della città
Il Codice dell’edilizia e delle costruzioni non è un testo tecnico neutro. Le sue norme incideranno direttamente su: assetti urbani, politiche abitative, rigenerazione dell’esistente, consumo di suolo.
Come sottolinea l’Inu, senza una legge di principi sul governo del territorio, il Codice rischia di diventare uno strumento potente ma privo di bussola, capace di incidere profondamente sulle città senza una visione condivisa.
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