Nel contesto della Milano Arch Week 2025, dedicata al tema “Inequalities and Architecture”, The Buckminster Fuller Project ha riportato al centro del dibattito internazionale il pensiero di una delle figure più influenti del Novecento.

L’installazione e il ciclo di incontri tra Triennale Milano e Politecnico di Milano hanno permesso di rileggere l’idea fondante che attraversa tutta l’opera di Fuller: l’ottimizzazione di risorse, materiali ed energia come risposta alle fragilità globali.
Il Basketry Tensegrity Geodesic Dome, esposto sulle Terrazze Bonardi del Politecnico di Milano, è il risultato di un percorso di ricerca che incrocia storia e sperimentazione avanzata.
La cupola, basata su un design originale di Fuller, è stata reinterpretata dall’architetto Deacon Marvel, con il supporto di The Estate of R. Buckminster Fuller e sviluppata nella cornice della II edizione del Master “Material Balance Design. Digital Techniques and Circular Innovations in Architecture”, diretto dalla prof.ssa Ingrid Paoletti.
Ottimizzazione come etica progettuale
Richard Buckminster Fuller (1895–1983) non fu soltanto un architetto: fu inventore, ingegnere, filosofo e divulgatore globale. Autore di oltre trenta libri e ventotto brevetti, Fuller ha dato vita a un pensiero radicalmente interdisciplinare, guidato da una visione etica: fare di più con meno.

Come ricorda l’architetto Deacon Marvel, «Uno degli interessi che hanno accompagnato Buckminster Fuller per tutta la vita è stato quello di ottenere la massima efficienza nell’uso dei materiali». Questo principio lo ha portato a immaginare strutture trasportabili, montabili rapidamente, accessibili, e a sperimentare senza sosta sulle forme geometriche più efficienti.
Le sue celebri cupole geodetiche ne sono la massima espressione: leggere, resistenti, modulari e capaci di coprire grandi superfici con quantità minime di materiale.
Dal lavoro con gli studenti del Black Mountain College negli anni Quaranta, al Ford Rotunda Dome (1952) fino al padiglione USA all’Expo Montréal 1967, le geodetiche hanno dimostrato come rigore matematico e intuizione progettuale possano coesistere.
Basketry Tensegrity Geodesic Dome: un prototipo contemporaneo
Il progetto presentato durante la Milano Arch Week si inserisce in un dialogo storico tra Fuller e Milano: già nel 1954 una cupola geodetica fu esposta ai giardini della Triennale, segnando una delle prime apparizioni europee.
La nuova cupola propone una reinterpretazione contemporanea basata su:
- leggerezza,
- modularità,
- efficienza strutturale,
- progettazione parametrica.
La struttura è costituita da un sistema in legno ottimizzato digitalmente per ridurre materiale e errori di montaggio, migliorando la coerenza tra gli elementi geometrici. Gli snodi sono realizzati con giunti stampati in 3D e corde in nylon riciclato, garantendo flessibilità e facilità di assemblaggio.
L’involucro esterno è una pelle tessile lavorata in maglieria, composta da filati in poliestere riciclato pre-consumo. Questa membrana, calibrata per tensione, contribuisce alla stabilità complessiva.
Il risultato è un prototipo che unisce ricerca storica e innovazione, diventando un dispositivo per immaginare nuove forme di architettura leggera.
Intelligenza Artificiale e progettazione parametrica
Uno degli aspetti più innovativi è l’uso integrato di intelligenza artificiale e progettazione computazionale. Se per Fuller la geometria era lo strumento per rendere accessibile la complessità, oggi l’IA consente di amplificare questa visione grazie a:
- modelli generativi,
- simulazioni dinamiche,
- ottimizzazione in tempo reale,
- gestione di variabili ambientali, energetiche e materiche.
L’IA diventa così un mezzo per democratizzare la conoscenza tecnica, avvicinando progettazione e realizzazione, riducendo sprechi e ampliando la capacità di controllo sul comportamento strutturale.
Architettura leggera come risposta alle disuguaglianze contemporanee
L’utilizzo di materiali riciclati, la modularità e la rapidità di montaggio permettono alla cupola di incarnare una visione:
l’architettura può essere accessibile, sostenibile e replicabile.
In un’epoca segnata da crisi climatiche, scarsità di risorse e instabilità sociale, l’eredità fulleriana appare non solo attuale ma necessaria.
Fare di più con meno, oggi, significa rimettere al centro la responsabilità progettuale, supportata da nuove tecnologie e da una crescente consapevolezza ecologica. (di Lorenza Bisbano)
LA SCHEDA
Credits:
The Buckminster Fuller Project – Geodesic Visions: Rethinking Structure, Material and Meaning
Curatela:
Ingrid Paoletti, Mariacristina Loi
Promozione:
Politecnico di Milano – DABC
Sviluppo:
Master I e II livello Material Balance Design – ATI Project
Reinterpretazione e costruzione:
Deacon Marvel Architect, The Estate of R. Buckminster Fuller, Material Balance Research
Partner tecnici:
- LignoAlp – struttura in legno
- Indorama Ventures – filati riciclati
- Rimond – costruzione
- Evangelisti di Passarin Amerigo – tessuti
- Aivox – giunti 3D printed
Laboratori:
MaBa.SAPERLab – Politecnico di Milano
TAN – Textile Architecture Network – Politecnico di Milano