Architettura effimera come dispositivo per ripensare lo spazio pubblico contemporaneo

Il padiglione Rubato del collettivo Hpo trasforma la piazza del Maxxi in uno spazio aperto, processuale e in continua evoluzione, vincendo la terza edizione di Nxt

Rubato, progetto del collettivo Hpo, è il vincitore della terza edizione di Nxt, il programma del Maxxi dedicato alla nuova generazione di architetti e alla valorizzazione dello spazio pubblico.

Diretto da Lorenza Baroncelli e curato da Pippo Ciorra, Nxt invita ogni anno giovani studi a immaginare un’installazione capace di attivare la piazza del museo e accogliere la programmazione estiva.

Rubato interpreta questa sfida trasformando il concetto musicale di tempo rubato in un’architettura aperta, mutevole e profondamente processuale.

Il collettivo Hpo | ©Andrea Bighi
Il collettivo Hpo | ©Andrea Bighi

Un’installazione estiva che reinterpreta il tempo

Cinque studi selezionati da altrettanti mentori sono stati invitati a proporre un padiglione per la piazza del Maxxi, pensato come luogo di incontro, relax e socialità.

Rubato prende il nome da un termine musicale che indica una libertà interpretativa del tempo, fatta di accelerazioni e rallentamenti.

Hpo traduce questa idea in una struttura che non si presenta come un oggetto finito, ma come un processo in divenire.

Il padiglione è concepito come un assemblaggio dichiarato di materiali eterogenei e di recupero: elementi tecnici come le americane, assi di legno e blocchi di cemento riciclato compongono un’architettura che mostra la propria natura costruttiva.

La sonorizzazione, affidata ad Agnese Menguzzato, amplifica la dimensione temporale e immersiva dell’opera.

Architettura come processo: un cantiere aperto nella piazza del Maxxi

In una città in cui l’immagine spesso prevale sull’esperienza, Rubato riafferma il valore sperimentale e processuale del progetto architettonico.

La sua forma aperta e incompleta invita il pubblico a osservare l’architettura come un organismo in trasformazione, un dispositivo urbano che evolve nel tempo.

L’installazione costruisce uno spazio accogliente e informale, pensato per la sosta, l’incontro e la partecipazione agli eventi estivi del museo.

La piazza del Maxxi diventa così un laboratorio a cielo aperto, attivato da un’architettura che non impone una forma, ma suggerisce possibilità.

Render di Rubato il progetto del collettivo Hpo
Render di Rubato il progetto del collettivo Hpo

Hpo: un collettivo tra ricerca, installazioni e performance

Fondato a Ferrara nel 2017, Hpo è composto da undici architetti che lavorano tra installazioni temporanee, mostre, performance e progetti di architettura.

Il loro approccio è collaborativo e sperimentale, intrecciando pratica progettuale, ricerca e produzione culturale.

Il collettivo ha presentato i propri lavori in numerosi contesti internazionali, tra cui Akademie der Künste di Berlino, Head Genève, Tu Graz, Ensap Versailles, Dropcity Milano e il Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia.

I progetti finalisti in mostra al Centro Archivi del Maxxi

Oltre al padiglione vincitore, i progetti degli altri studi selezionati — facchinelli daboit saviane; m²ft architects; Associates Architecture; Atelier Vago — saranno esposti al Centro Archivi del Maxxi.

La mostra, parte del programma Architetture dall’Italia curato da Pippo Ciorra ed Elena Tinacci, presenta disegni, modelli e materiali di ricerca che raccontano i processi progettuali e le diverse visioni dello spazio pubblico contemporaneo.

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