In Svizzera i primi muri con la malta autoriparante Dmat
In Svizzera Dmat applica per la prima volta una malta autoriparante per il risanamento del muro della N13 a San Bernardino. Una soluzione sostenibile che evita la demolizione, riduce CO₂ e accelera i tempi di cantiere.
Muro di contenimento lungo la carreggiata Sud–Nord dell’autostrada N13 a San Bernardino, riprofilato con malta autoriparante Dmat A‑16‑S. L’intervento, realizzato tra luglio e agosto 2024, ha previsto l’applicazione della malta tra roccia e rete in acciaio inox temporanea, successivamente rimossa. Le superfici risultano compatte e uniformi; alcune microfessure mostrano già fenomeni di self‑healing grazie al filler Dmat 2.3‑1.
Lungo la carreggiata Sud–Nord dell’autostrada N13, nel tratto che porta verso San Bernardino, è stato realizzato un intervento che segna un cambiamento importante nel modo di affrontare la manutenzione delle infrastrutture.
Un intervento innovativo tra le montagne svizzere
Qui è stata applicata per la prima volta in Svizzera una malta autoriparante, sviluppata da Dmat srl insieme all’Istituto Meccanica dei Materiali (Imm Sa), all’interno di un progetto promosso dall’Ufficio federale delle strade (Ustra).
Il muro di contenimento interessato, costruito negli anni ’70 e lungo circa 40 metri, mostrava un degrado avanzato dovuto alla reazione alcali‑silice (Asr) e necessitava di un intervento urgente.
Ustra, però, voleva evitare la demolizione, limitare i disagi al traffico e ridurre l’impatto ambientale: tre obiettivi apparentemente difficili da conciliare.
Muro riprofilato con malta Dmat A-16-S
Come nasce il progetto
Per rispondere a queste esigenze, Dmat ha sviluppato una malta cementizia completamente nuova. La fase di ricerca ha coinvolto oltre venti formulazioni diverse, fino ad arrivare alla ricetta definitiva, chiamata Dmat A‑16‑S.
Si tratta di una malta con proprietà autorigeneranti e impermeabilizzanti, resa possibile dalla presenza del filler proprietario Dmat 2.3‑1.
La ricetta utilizza un ridotto quantitativo di clinker, integra materiali locali e garantisce alte prestazioni con un minore impatto ambientale.
I lavori in cantiere
L’applicazione della malta è avvenuta tra luglio e agosto 2024, direttamente tra la parete rocciosa e una rete temporanea in acciaio inox, necessaria per favorire l’adesione e rimossa dopo 48 ore.
Il risultato è stato subito evidente: superfici uniformi, compatte, prive di difetti e con una posa facile da gestire anche in un contesto delicato come quello autostradale.
Oggi la fase di monitoraggio è ancora in corso, ma già alcune fessure più esposte all’umidità mostrano un fenomeno di self‑healing, ossia la capacità della malta di cicatrizzarsi autonomamente. Un comportamento che conferma le potenzialità della tecnologia.
Perché questa soluzione fa davvero la differenza
Grazie alla malta Dmat A‑16‑S è stato possibile evitare completamente la demolizione del muro, ridurre i tempi di cantiere e contenere in maniera significativa le emissioni di CO₂ associate all’intervento.
Inoltre, la durabilità estesa del materiale permette di ridurre gli interventi di manutenzione futuri, con benefici economici e ambientali lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.
Un approccio che non si limita a risolvere il singolo caso: il modello, infatti, è replicabile in molti altri cantieri con problematiche simili, rappresentando una valida alternativa alle tecniche più invasive e costose.
Paolo Sabatini | Ceo & co‑founder di Dmat
Paolo Sabatini | Ceo & co‑founder di Dmat
Tra gli anni ’60 e ’80 si è utilizzato un enorme quantitativo di calcestruzzo per realizzare le infrastrutture europee. Oggi questo patrimonio mostra inevitabilmente criticità dovute all’età e all’esposizione agli agenti atmosferici.
La nostra tecnologia permette di intervenire senza demolizioni, riducendo costi e emissioni. Un modo diverso di ripensare la manutenzione, più sostenibile e attento al ciclo di vita delle opere.
Muro di contenimento lungo la carreggiata Sud–Nord dell’autostrada N13 a San Bernardino, riprofilato con malta autoriparante Dmat A‑16‑S. L’intervento, realizzato tra luglio e agosto 2024, ha previsto l’applicazione della malta tra roccia e rete in acciaio inox temporanea, successivamente rimossa. Le superfici risultano compatte e uniformi; alcune microfessure mostrano già fenomeni di self‑healing grazie al filler Dmat 2.3‑1. | Dmat è una realtà deep‑tech con sedi in Italia e negli Stati Uniti, specializzata in calcestruzzi e malte ad alte prestazioni, capaci di autoripararsi, durare più a lungo e ridurre le emissioni fino al 60%. Una tecnologia che si inserisce perfettamente nella transizione sostenibile del settore delle costruzioni.