Procedura d’infrazione Ue e direttiva Case Green

L’apertura della procedura d’infrazione Ue per il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione riaccende il dibattito sulle “Case Green”. Anfit chiede chiarezza, una strategia condivisa e politiche stabili per la riqualificazione energetica.

La procedura di infrazione è il meccanismo attraverso cui la Commissione europea verifica che gli Stati membri rispettino gli obblighi previsti dai trattati e dalle direttive comunitarie.
Quando Bruxelles rileva un possibile inadempimento, avvia un percorso formale composto da diversi passaggi:

  1. Lettera di costituzione in mora – lo Stato membro riceve una comunicazione ufficiale con la contestazione delle violazioni e ha generalmente due mesi per rispondere.
  2. Parere motivato – se la risposta non è ritenuta soddisfacente, la Commissione invia un secondo documento più stringente, richiedendo allo Stato di conformarsi entro un termine definito.
  3. Ricorso alla Corte di giustizia dell’UE – se persiste l’inadempienza, la Commissione può deferire lo Stato alla Corte di Lussemburgo, che può imporre sanzioni pecuniarie.

Nel caso dell’Italia, la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione riguarda il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici richiesto dalla Direttiva europea EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive), nota come direttiva sulle “Case Green”.

Questa premessa è fondamentale per comprendere lo scenario in cui si inserisce la presa di posizione di Anfit.

Procedura d’infrazione Ue sulle Case Green

Il presidente Marco Rossi: “Serve chiarezza e un piano nazionale che sostenga davvero la riqualificazione energetica”

L’apertura della procedura d’infrazione da parte della Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici – previsto dalla direttiva EPBD IV – riporta al centro del dibattito pubblico la questione della riqualificazione energetica del parco immobiliare italiano.

Secondo quanto comunicato da Bruxelles, l’Italia, insieme ad altri Stati membri, non ha rispettato la scadenza del 31 dicembre 2025, data entro cui presentare il documento strategico sulla futura decarbonizzazione degli edifici. La Commissione ha quindi trasmesso una lettera di costituzione in mora, alla quale il nostro Paese dovrà rispondere entro due mesi, primo step della procedura di infrazione.

La posizione di Anfit

Marco Rossi | Presidente Anfit

Anfit – Associazione Nazionale per la Tutela della Finestra Made in Italy – interviene con una nota del presidente Marco Rossi, che esprime sorpresa e preoccupazione per la situazione.

«Apprendiamo con stupore la notizia dell’avvio della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia» dichiara Rossi. «La transizione energetica del patrimonio edilizio è una sfida complessa ma inevitabile, che coinvolge migliaia di imprese italiane impegnate quotidianamente nella riqualificazione degli edifici».

Secondo l’associazione, il Piano nazionale è uno strumento essenziale non solo per rispettare gli obblighi europei, ma anche per fornire indirizzi certi a imprese, progettisti e cittadini. La mancanza di una strategia condivisa rischia infatti di generare incertezza in un settore che rappresenta una leva fondamentale per l’economia italiana.

«La domanda che molti operatori del settore si pongono – prosegue Rossi – è se sia davvero sostenibile che l’Italia rischi sanzioni europee anziché definire un percorso strutturato per sostenere le imprese impegnate nell’efficienza energetica. La riqualificazione edilizia è una spinta importante per l’occupazione e per la riduzione dei consumi energetici».

Il ruolo dei serramenti nella transizione energetica

Anfit evidenzia inoltre l’impatto concreto del comparto dei serramenti sul miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti: la sostituzione dei serramenti è infatti uno degli interventi più immediati ed efficaci per ridurre le dispersioni termiche.

L’associazione continua a promuovere strumenti di qualità e trasparenza come: il Marchio Quality Anfit e i sistemi di tracciabilità del prodotto, tutti elementi che tutelano il Made in Italy e i consumatori finali.

Una chiamata al dialogo

Rossi conclude con un appello alle istituzioni: «Ci auguriamo che questa vicenda possa diventare l’occasione per avviare finalmente un confronto concreto tra istituzioni, filiera industriale e mondo della progettazione, per definire politiche stabili e credibili sulla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano».

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