La nuova escalation della crisi in Medio Oriente riporta al centro del dibattito uno dei temi più sensibili per il mondo delle costruzioni: il costo dell’energia. Secondo Federbeton, la Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo, l’aumento del prezzo del gas sta colpendo duramente anche quei comparti che non utilizzano direttamente il gas nei processi produttivi.
Un paradosso che evidenzia ancora una volta la fragilità strutturale del mercato energetico italiano.
Il nodo: il gas continua a dettare il prezzo dell’elettricità
Nonostante il settore cementiero non impieghi gas nei propri forni, oltre il 60% dei suoi costi energetici è legato all’elettricità, il cui prezzo resta fortemente dipendente da quello del gas.
L’effetto domino è inevitabile: ogni rincaro della materia prima si trasferisce integralmente alle bollette industriali, erodendo margini e competitività delle imprese italiane rispetto ai competitor europei e internazionali.
Le richieste di Federbeton: due interventi immediati
Federbeton chiede che il Governo renda operative senza ulteriori ritardi le misure previste dal decreto-legge “Bollette”. In particolare, sono due gli interventi considerati non più rinviabili:
- rimborso del costo ETS alla produzione elettrica da turbogas, per abbattere la componente CO₂ presente nelle bollette;
- creazione di una piattaforma nazionale stabile per i PPA (Power Purchase Agreement) da energia rinnovabile, così da permettere alle imprese di approvvigionarsi a prezzi realmente allineati ai costi di generazione pulita.
Secondo Nicola Zampella, Direttore Generale di Federbeton, questi interventi consentirebbero di realizzare “quel disaccoppiamento tra costo del gas ed energia elettrica richiesto da tempo dagli operatori industriali”, riducendo la volatilità e rafforzando la competitività dell’intera filiera delle costruzioni.
Perché la questione riguarda tutto il comparto delle costruzioni
Il settore del cemento e del calcestruzzo rappresenta una componente strategica della filiera edilizia: infrastrutture, opere pubbliche, edilizia industriale e residenziale dipendono dalla sua stabilità.
L’aumento dei costi energetici rischia di rallentare cantieri, spingere al rialzo i prezzi dei materiali e compromettere gli investimenti programmati.
Federbeton ricorda che la filiera sta già investendo in:
- innovazione tecnologica,
- processi produttivi più sostenibili,
- sicurezza e qualità,
- riduzione delle risorse naturali non rinnovabili.
Ma senza una politica energetica più solida, diventa difficile mantenere competitività e continuità produttiva nel medio-lungo periodo.
Una sfida che chiama in causa l’intero sistema Paese
Il tema non è solo industriale, ma sistemico. Il disaccoppiamento dei prezzi e la diffusione di PPA su larga scala rappresentano strumenti decisivi per:
- stabilizzare i costi per le imprese,
- accelerare la transizione energetica,
- favorire investimenti in rinnovabili e tecnologie pulite,
- creare un ecosistema più resiliente agli shock geopolitici.
In uno scenario globale sempre più instabile, la sicurezza energetica diventa una condizione fondamentale per lo sviluppo competitivo dell’Italia.