Roma, 24 febbraio 2026 – Federbeton, la federazione di Confindustria che rappresenta la filiera italiana del cemento e del calcestruzzo, esprime una valutazione complessivamente positiva sul dl 21/2026, il cosiddetto dl Bollette.
Il provvedimento interviene sui meccanismi di formazione del prezzo dell’elettricità con l’obiettivo di contenere i costi energetici in una fase ancora caratterizzata da forte volatilità e da un divario significativo rispetto agli altri Paesi europei.
Un decreto favorevole, ma ancora insufficiente per la filiera del cemento
Secondo Federbeton, il decreto introduce elementi utili per le industrie energivore, in particolare il disaccoppiamento tra costo del gas e prezzo dell’elettricità, una delle principali cause degli aumenti degli ultimi anni.
Tale misura potrebbe garantire maggiore stabilità nel lungo periodo e ridurre i rischi associati agli investimenti, favorendo un contesto più competitivo per il settore.
Nicola Zampella, direttore generale di Federbeton, sottolinea però come il comparto del cemento presenti caratteristiche specifiche che richiedono interventi ad hoc.
Il settore è infatti fortemente esposto alla concorrenza di prodotti importati da Paesi extra-Ue, dove standard ambientali e costi di produzione sono molto più bassi.
Le importazioni di cemento e clinker sono quasi decuplicate nell’ultimo decennio, una dinamica resa ancora più critica dall’esposizione geografica dell’Italia, con 8.000 km di coste.
Inoltre, il processo produttivo del cemento comporta emissioni dirette di CO₂ per il 60–65% dovute alle reazioni chimiche stesse, quindi difficilmente comprimibili.
La decarbonizzazione richiede quindi investimenti ingenti, stimati fino a 5 miliardi di euro nella Strategia di settore presentata a settembre scorso.
Equità, competitività e decarbonizzazione: le richieste di Federbeton
Per Federbeton è essenziale che il comparto venga incluso nel Temporary Decarbonization Fund e tra i settori beneficiari delle compensazioni dei costi indiretti della CO₂, strumenti cruciali per evitare distorsioni competitive e ridurre il rischio di carbon leakage.
Al momento, però, il cemento non figura nella bozza del provvedimento, né nella lista europea dei settori eleggibili alle compensazioni Ets aggiornate a dicembre 2025.
Questa esclusione – avverte la Federazione – contrasta con la specificità del contesto italiano, più esposto all’import da Paesi del Mediterraneo e, di conseguenza, più vulnerabile alla delocalizzazione della produzione verso aree con normative ambientali meno stringenti.
Senza adeguate misure di sostegno, la transizione climatica rischia quindi di compromettere la competitività industriale nazionale.
Federbeton ribadisce la propria disponibilità a collaborare nella fase di conversione del decreto affinché le misure adottate si traducano in benefici concreti e realmente equi per tutti i settori energivori, compreso quello del cemento.