Ignazio Gardella: la mostra Progettare la città ad Alessandria
Un percorso espositivo che celebra i 120 anni dalla nascita di Ignazio Gardella attraverso progetti, archivi e nuove letture del suo rapporto con la città.
C’è un filo sottile che lega Ignazio Gardella alla città di Alessandria: un dialogo lungo decenni, fatto di architetture che hanno saputo interpretare la modernità senza mai tradire il contesto.
Nel 2025, a centovent’anni dalla nascita dell’architetto milanese, la città sceglie di celebrare questo rapporto profondo con una grande mostra alle Sale d’Arte.
L’esposizione è stata inaugurata il 18 dicembre 2025 e sarà visitabile sino al 15 marzo 2026. Un omaggio che non si limita alla memoria, ma restituisce la complessità di un progettista capace di trasformare ogni edificio in un frammento di città.
Una delle stanze dela mostra dedicata a Ignazio Gardella
Ignazio Gardella e Alessandria: un legame progettuale profondo
Curata da Emanuele Piccardo – critico, storico dell’architettura e fotografo – l’esposizione nasce dalla collaborazione tra Comune di Alessandria, ASM Costruire Insieme, Archivio Storico Gardella e l’associazione culturale plug in, con il supporto dell’Ordine degli Architetti Ppc di Alessandria, di Ance Alessandria e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria. Una rete che testimonia quanto il pensiero gardelliano sia ancora radicato nel territorio che lo ha visto muovere i primi passi professionali.
Gardella, figura cardine del razionalismo italiano, inizia infatti la sua attività proprio ad Alessandria nel 1928, raccogliendo l’eredità dello studio fondato dal padre Arnaldo e dall’ingegnere Luigi Martini, specializzato in architetture sanitarie.
Nato a Milano da una famiglia borghese di origine genovese, si laurea in ingegneria al Politecnico nel 1928 e in architettura allo Iuav nel 1949, incarnando quella doppia anima – tecnica e progettuale – che caratterizzerà tutta la sua opera. Nel 1939 accompagna Giuseppe Pagano in Finlandia, dove incontra Alvar Aalto: un dialogo destinato a proseguire negli anni e a lasciare tracce nella sua sensibilità architettonica.
La mostra
Indietro1 di 5Avanti
Le immagini che raccontano le idee
Testi che spiegano la filosofia di Gardella
Esposti anche i progfetti
Studi e modellini
Pubblicazioni
Nel 1955 riceve il Premio Olivetti per l’architettura, riconoscimento che sottolinea come le sue prime opere avessero saputo unire essenzialità costruttiva, rigore funzionale e uso autentico dei materiali, dando forma a un linguaggio libero, morale e profondamente innovativo rispetto alla retorica dominante dell’epoca.
La mostra Progettare la città: struttura e contenuti
La mostra indaga diciassette progetti realizzati tra Alessandria, Milano, Genova e Venezia attraverso materiali d’archivio, fotografie, disegni e schizzi. Accanto ai documenti storici, una campagna fotografica realizzata da Marco Introini ed Emanuele Piccardo dialoga con alcune immagini di Gabriele Basilico, restituendo la vitalità contemporanea delle architetture gardelliane.
Il percorso espositivo mette in luce la capacità dell’architetto di progettare la città attraverso edifici concepiti come parti di un organismo urbano più ampio, sempre in relazione con il contesto. Un approccio che diventerà fondamentale per l’evoluzione dei suoi progetti successivi.
Le architetture alessandrine: il laboratorio del razionalismo
La prima sezione è dedicata alle opere alessandrine, vero laboratorio di sperimentazione. Qui nascono due capolavori che segnano una svolta nel razionalismo italiano: il Dispensario Antitubercolare (1933-1938) e la Casa per Impiegati Borsalino (1948-1952).
Architetture che anticipano temi e soluzioni poi sviluppati in Lombardia, Liguria e Veneto. Il racconto prosegue con il Sanatorio Vittorio Emanuele III (1928-1938), la Chiesa del Sanatorio (1929-1934), il Laboratorio di Igiene e Profilassi (1933-1938), il Padiglione Pediatrico dell’Ospedale Infantile Cesare Arrigo (1954-1957), la Taglieria del pelo Borsalino (1949-1956) e l’Istituto Tecnico Industriale A. Volta (1959-1967).
La seconda sezione esplora i progetti in cui Gardella rielabora la lezione di Alessandriain contesti differenti: dall’Ina-Casa di Cesate (1951-1956) alla Chiesa di Sant’Enrico a San Donato Milanese (1962-1966), dalla Casa ai Giardini d’Ercole a Milano (1949-1954) alla Casa Cicogna a Venezia (1953-1958), fino al Piano Particolareggiato di San Donato e San Silvestro (1969-1976) e alla Facoltà di Architettura di Genova (1975-1989).
La terza sezione presenta invece Un giardino per Ignazio Gardella, progetto sviluppato dagli studenti del Laboratorio di Progettazione 2A del Dipartimento Architettura e Design dell’Università di Genova, guidati da Emanuele Piccardo.
Un lavoro che interpreta lo spazio antistante la Facoltà di Architettura di Genova, restituendo un dialogo contemporaneo con l’opera gardelliana.
La pubblicazione dedicata: un archivio inedito di 400 pagine
A completare la mostra, la pubblicazione Ignazio Gardella. Progettare la città, edita da plug in: un volume di 400 pagine curato da Piccardo, con contributi di storici, architetti e urbanisti – tra cui Luca Guido, Gregorio Carboni-Maestri, Roberto Livraghi, Andrea Vergano, Angelo Lorenzi, Claudia Cavallo e Pierluigi Serraino.
Il libro raccoglie per la prima volta un ampio apparato di materiali d’archivio: testi manoscritti, interviste, lezioni universitarie. Un corpus prezioso per comprendere la visione culturale e progettuale di uno dei protagonisti più lucidi e coerenti dell’architettura italiana del Novecento.
Emanuele Piccardo | Curatore dell’esposizione
Emanuele Piccardo | Curatore dell’esposizione
Ignazio Gardella è un progettista eretico che ha osato sfidare l’ortodossia razionalista fornendo una sua personale visione dell’architettura. L’architetto milanese con due opere, il Dispensario Antitubercolare (1938) e la Casa per impiegati Borsalino (1952), entrambe ad Alessandria, ha cambiato l’architettura razionalista italiana emancipandola dal dogma di Le Corbusier.
Obiettivo della mostra e del libro, esiti della mia ricerca, è ricollocare Gardella nella storia dell’architettura uscendo dalle definizioni a cui la sua opera è stata affiancata, una volta è un architetto postmoderno, un architetto che guarda alla tradizione architettonica o vernacolare, infine neoliberty.
Niente di tutto questo corrisponde ai fatti come viene sottolineato anche nel libro dallo storico dell’architettura Luca Guido: «Gardella interpreta pienamente i valori della modernità poiché la sua adesione al razionalismo non è dogmatica».
Così il compito di un critico e di uno storico dell’architettura è rimettere ordine alle cose, in questo caso rileggere le opere di Gardella enfatizzando l’importanza di Alessandria come laboratorio progettuale e come la città sia stato il campo di azione di questo protagonista novecentesco.