Accompagnare un grande Ateneo verso una gestione del patrimonio edilizio più moderna, integrata e basata sui dati: è questa la sfida che l’Università degli Studi di Napoli Federico II ha deciso di affrontare avviando un percorso strutturato di trasformazione digitale fondato sul Building Information Modeling.
Un cambiamento che non riguarda solo gli strumenti, ma il modo stesso in cui l’istituzione pensa, organizza e governa i propri processi.
Un percorso digitale in linea con il nuovo Codice dei Contratti
L’Università degli Studi di Napoli Federico II, uno dei più estesi e articolati atenei europei, ha intrapreso un percorso di innovazione volto a rinnovare la gestione del proprio patrimonio edilizio attraverso un approccio digitale strutturato.
Con oltre 80.000 studenti, più di 5.000 addetti e un sistema di sedi che combina edifici storici e complessi moderni distribuiti in tutta la città, l’Ateneo si confronta quotidianamente con una crescente complessità gestionale.

La decisione di adottare il Bim nasce proprio dall’esigenza di governare questa complessità in modo più coordinato ed efficace, in un contesto normativo e tecnologico in continua evoluzione.
In coerenza con il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, l’Università ha scelto di dotarsi di strumenti digitali interoperabili, metodologie condivise e standard informativi uniformi, avviando un processo che supera la semplice introduzione di nuove tecnologie per abbracciare un vero cambiamento culturale.
Il ruolo di Harpaceas nella definizione della strategia Bim
Per guidare questa trasformazione, l’Ateneo si è affidato alla consulenza di Harpaceas, che ha supportato la definizione dell’impostazione metodologica e accompagnato le strutture interne nelle prime fasi operative.
L’introduzione del Building Information Modeling è stata infatti concepita come un ripensamento complessivo dell’organizzazione: un modo per migliorare il coordinamento tra le diverse aree, rendere più chiari i processi e favorire una visione integrata delle attività edilizie e di prevenzione.
Il lavoro svolto ha permesso di analizzare in modo sistemico le pratiche esistenti, mappare i processi e individuare criticità e opportunità di miglioramento.
Su queste basi è stata delineata una strategia Bim evolutiva, pensata per essere sostenibile nel lungo periodo e capace di adattarsi alle esigenze future dell’Ateneo.
Al centro del progetto sono state poste le persone. La prima fase ha coinvolto circa 90 professionisti provenienti dall’area edilizia, dalla prevenzione e protezione e dall’area contrattuale.
A questa è seguita una seconda fase, oggi in corso, che interessa circa 55 tecnici e prevede momenti di approfondimento con gruppi ristretti di specialisti.
L’obiettivo è costruire competenze diffuse e un linguaggio comune, evitando approcci frammentati o eccessivamente dipendenti da supporti esterni.
I primi benefici qualitativi del percorso Bim
Sebbene il percorso sia ancora in evoluzione e non siano disponibili dati quantitativi consolidati, i primi risultati qualitativi sono già visibili: maggiore consapevolezza operativa, riduzione delle inefficienze comunicative e primi segnali di un miglior coordinamento tra le funzioni.
Nel medio periodo, questi progressi sono destinati a tradursi in una gestione più efficace delle gare, dei progetti e delle attività di verifica.

Guardando avanti, l’Ateneo prevede benefici significativi: un uso più razionale delle risorse, una riduzione delle rilavorazioni e un incremento complessivo della produttività organizzativa.
L’introduzione di strumenti strutturati per la gestione dei dati e l’analisi dei processi, insieme a un coinvolgimento trasversale delle diverse aree, sta già favorendo una maggiore integrazione tra ambiti che in passato operavano in modo separato.
Verso una gestione più integrata e orientata al dato
Con il supporto di Harpaceas, il percorso è stato impostato come un processo organico, orientato al trasferimento di competenze e alla costruzione di un’autonomia interna solida.
L’obiettivo finale è integrare progressivamente il Bim nei processi decisionali dell’Ateneo, rendendolo un elemento strutturale della gestione del patrimonio edilizio e infrastrutturale.
Il progetto rappresenta dunque un cammino di innovazione continua, che pone le basi per una gestione più consapevole, integrata e orientata al dato, con ricadute positive sulla sicurezza, sulla tracciabilità e sulla qualità delle informazioni.