Dopo la forte espansione registrata nel triennio 2021-2023, l’economia italiana è tornata su un sentiero di crescita più contenuto, in linea con l’andamento pre-pandemico.
Il rallentamento è dovuto soprattutto alla debolezza dei consumi interni, frenati da un potere d’acquisto ancora insufficiente e da un clima di incertezza che induce famiglie e imprese a rinviare le decisioni di spesa.
Anche la domanda estera ha fornito un contributo limitato, penalizzata dalla stagnazione dei principali partner europei, in particolare della Germania.
In questo contesto, le prospettive macroeconomiche restano prudenti: le principali istituzioni stimano per il 2025 una crescita del Pil intorno allo 0,5%, con un lieve miglioramento nel 2026 (+0,6/+0,7%).
Tuttavia, lo scenario rimane fragile e fortemente condizionato da fattori geopolitici e macroeconomici globali, tra conflitti internazionali, tensioni commerciali e instabilità politica.
Economia italiana a crescita moderata: le costruzioni restano il pilastro, tra Pnrr e nuove sfide
L’unico vero sostegno all’economia italiana continua a provenire dagli investimenti, trainati in larga misura dal settore delle costruzioni. Questo è quanto emerge dall’osservatorio congiunturale Ance presentato ieri a Roma nella sede nazionale dei costruttori. Vediamo nel dettaglio, dati e osservazioni.
Dopo un’espansione eccezionale nel periodo 2021-2023, che ha portato gli investimenti oltre i 200 miliardi di euro e contribuito per circa un quarto alla crescita del Pil, il comparto si conferma strategico anche sul piano occupazionale, con circa 350mila nuovi posti di lavoro creati negli ultimi anni.
Nel 2025, secondo le stime Ance, gli investimenti in costruzioni registrano una lieve flessione (-1,1% in termini reali), comunque nettamente migliore rispetto alle previsioni formulate un anno prima.
Il risultato è sostenuto soprattutto dalla forte accelerazione delle opere pubbliche legate alla fase finale del Pnrr, che compensa il calo degli investimenti privati, in particolare nel comparto abitativo.
Abitazioni in difficoltà, tengono le costruzioni non residenziali private
Il settore residenziale appare il più penalizzato. Nel 2025 gli investimenti in abitazioni diminuiscono del 15,6%, a causa soprattutto del ridimensionamento degli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica.
La manutenzione straordinaria, che negli anni passati aveva svolto un ruolo anticiclico fondamentale, registra un vero e proprio crollo (-18%), mentre anche la nuova edilizia abitativa continua a ridursi (-5%), risentendo del calo strutturale dei permessi di costruire.
Più stabile risulta invece il comparto delle costruzioni non residenziali private, che nel 2025 mantiene sostanzialmente i livelli produttivi (+0,5%), grazie soprattutto alla manutenzione straordinaria.
In particolare, settori come retail, alberghiero e logistico continuano a mostrare una maggiore capacità di adattamento, mentre le nuove costruzioni restano deboli.
Pnrr e opere pubbliche: il vero motore della fase attuale
Le opere pubbliche rappresentano il principale fattore di sostegno del settore. Nel 2025 gli investimenti in costruzioni pubbliche crescono ancora in modo sostenuto (+21%), confermando il ruolo decisivo del Pnrr nel rilancio infrastrutturale del Paese.
Oltre la metà della spesa Pnrr finora realizzata riguarda direttamente il settore delle costruzioni, con un forte coinvolgimento degli enti locali e dei grandi operatori pubblici, in particolare nel comparto ferroviario.
Il Piano ha prodotto effetti positivi non solo in termini quantitativi, ma anche sul piano strutturale, introducendo innovazioni nella governance e nelle modalità di programmazione degli investimenti, destinate a produrre benefici anche oltre la sua conclusione.
Prospettive 2026: ritorno alla crescita, ma con forti differenze settoriali
Per il 2026, le previsioni Ance indicano un ritorno a una crescita complessiva degli investimenti in costruzioni (+5,6%), trainata ancora una volta dalle opere pubbliche (+12%), grazie all’accelerazione finale del Pnrr.
È atteso anche un moderato rimbalzo della riqualificazione abitativa (+3,5%), sostenuto dalla proroga degli incentivi fiscali e dalla crescente attenzione delle famiglie ai temi dell’efficienza energetica.
Restano invece in difficoltà la nuova edilizia abitativa e il non residenziale nuovo, penalizzati dall’incertezza economica e dalla debolezza della domanda.
La prossima scadenza del Pnrr rende quindi cruciale una rapida e piena attuazione degli interventi, anche attraverso gli strumenti di flessibilità introdotti dall’ultima revisione del Piano, per evitare la perdita di risorse e sostenere investimenti strategici nel medio-lungo periodo.
Nel complesso, il settore delle costruzioni si conferma un fattore chiave non solo per la crescita economica, ma anche per la qualità della vita, la coesione territoriale e la competitività futura del Paese.
Mercato vivace, casa sempre meno accessibile
Il mercato immobiliare residenziale italiano attraversa una fase di forte dinamismo. Nei primi nove mesi del 2025 le compravendite di abitazioni sono cresciute del 9,2% su base annua e, secondo Nomisma, a fine anno si raggiungeranno circa 760mila transazioni, in aumento del 6% rispetto al 2024.
A sostenere la ripresa, avviata nella primavera dello scorso anno, ha contribuito in modo decisivo la politica monetaria espansiva della Bce, che ha migliorato l’accesso al credito: gli acquisti finanziati con mutuo hanno superato il 46%, contro il 41% dell’anno precedente.
Dietro la vivacità del mercato si conferma una domanda abitativa solida: oltre 2,4 milioni di famiglie italiane dichiarano di voler cambiare casa.
Tuttavia, emergono nuovi bisogni legati ai cambiamenti demografici e sociali: l’abitazione non è più valutata solo per le sue caratteristiche interne, ma anche per il contesto urbano, la presenza di servizi di prossimità, la qualità ambientale e i collegamenti con il trasporto pubblico.
Proprio su questi aspetti si concentrano le principali criticità percepite dalle famiglie, che segnalano carenze nei servizi, problemi di inquinamento e scarsa qualità degli spazi urbani.
Il nodo centrale resta però l’accessibilità economica della casa, sempre più problematica soprattutto nelle grandi città. L’indice Ance mostra uno sforzo finanziario insostenibile non solo per le famiglie a basso reddito, ma anche per la cosiddetta “fascia grigia”: a Bolzano la rata del mutuo assorbe oltre il 67% del reddito, a Milano quasi il 59%, a Bologna il 48%.
Criticità analoghe emergono nel mercato degli affitti, dove in città come Firenze, Roma e Milano il canone può arrivare a pesare fino alla metà del reddito disponibile, aggravato dalla diffusione degli affitti brevi nelle aree turistiche.
La crescente tensione abitativa si intreccia con il progressivo ridimensionamento dell’edilizia pubblica e sociale, rendendo urgente una strategia strutturale di rigenerazione urbana e di ampliamento dell’offerta abitativa sostenibile.
Un tema ormai centrale anche a livello europeo: nel dicembre 2025 la Commissione Ue ha presentato lo European Affordable Housing Plan, che punta ad aumentare l’offerta, mobilitare investimenti, semplificare le regole e proteggere i soggetti più vulnerabili.
In Italia, le prime risposte stanno arrivando. La legge di bilancio ha rafforzato il Piano Casa Italia, incrementando di 310 milioni il Fondo per il contrasto al disagio abitativo nel triennio 2026-2028.
A queste risorse si aggiungono oltre 1,4 miliardi derivanti dalla riprogrammazione dei fondi europei e 3,2 miliardi del Fondo Sociale per il Clima destinati alla riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica.
Nel complesso, i fondi disponibili per un piano nazionale pluriennale sulla casa raggiungono circa 7 miliardi nel periodo 2026-2032, aprendo la strada a una nuova politica abitativa capace di rispondere alle esigenze del “Paese reale”.