Riforma ordinamenti professionali: le proposte degli ingegneri

Il presidente Perrini espone in Senato le priorità per aggiornare competenze, accesso alla professione ed equo compenso degli ingegneri.

Nel corso di un’audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato, il presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Angelo Domenico Perrini, ha delineato le priorità che, a suo avviso, devono guidare la riforma degli ordinamenti professionali prevista dal ddl 1663.

Tre i fronti su cui ha concentrato il suo intervento: l’aggiornamento delle competenze professionali, la revisione dell’accesso alla professione e la definizione di un sistema equo e sostenibile di compensi.

Perrini – sollecitato dal senatore Sergio Rastrelli (Fi) – ha affrontato le tre questioni ritenute decisive per il futuro della professione.

Aggiornare le competenze negli ambiti industriali e dell’informazione

Il primo tema riguarda l’aggiornamento delle riserve di competenza nei settori dell’ingegneria industriale e dell’informazione. Perrini ha ricordato come l’attuale quadro normativo sia ancora ancorato al Regio Decreto del 1925, elaborato in un’Italia rurale e in fase di industrializzazione.

Una normativa che, per tutelare la pubblica incolumità, concentrava la regolamentazione quasi esclusivamente sull’ingegneria civile e ambientale, attribuendo a queste attività specifiche riserve di competenza.

Al contrario, i settori industriale e dell’informazione – riconosciuti formalmente solo nel 2001 con la suddivisione dell’Albo in tre settori – non godono della stessa tutela.

In questi ambiti, ha osservato Perrini, si è creata una deregolamentazione di fatto che consente a personale non iscritto all’Albo, privo di obblighi deontologici e formativi, di svolgere attività complesse e potenzialmente critiche.

Riformare l’accesso alla professione con tirocinio e laurea abilitante

Il secondo punto affrontato riguarda la riforma dell’accesso alla professione. Perrini ha ribadito la necessità di introdurre un tirocinio pratico-valutativo all’interno del percorso universitario e di adottare modelli di laurea abilitante che consentano di ottenere l’abilitazione contestualmente alla discussione della tesi.

Il tirocinio, ha precisato, dovrà avere una durata adeguata, essere riconosciuto in termini di Cfu e svolgersi presso enti, aziende o studi professionali qualificati, sotto la supervisione congiunta di un tutor accademico e di un tutor professionale iscritto all’Ordine.

Un passaggio particolarmente rilevante riguarda i corsi di laurea telematici: la loro crescente diffusione, secondo Perrini, impone un controllo più stringente per garantire la qualità della formazione.

L’eventuale estensione del percorso abilitante a tali corsi dovrà essere subordinata all’obbligo di presenza certificata per le attività caratterizzanti e per l’intero tirocinio pratico-valutativo.

Equo compenso: definire parametri minimi per tutelare qualità e sicurezza

Il terzo tema è quello dell’equo compenso. Perrini ha evidenziato come la normativa attuale trovi applicazione quasi esclusivamente nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, mentre la maggior parte delle prestazioni degli ingegneri riguarda committenti privati.

In questo contesto, la competizione al ribasso sui compensi compromette la qualità delle opere e, di conseguenza, la sicurezza dei cittadini.

Per questo, il Presidente del Cni ha chiesto che il ddl attribuisca ai Consigli Nazionali, insieme al Ministero della Giustizia, il compito di aggiornare periodicamente i parametri ministeriali e di applicare lo stesso iter anche ai rapporti tra professionisti e privati.

L’assenza di tariffe oggettive – venute meno con l’abrogazione della legge 143/1949 – rende infatti impossibile definire compensi minimi adeguati per le prestazioni rivolte ai privati, che differiscono significativamente da quelle relative alle opere pubbliche.

Il ruolo del Cni nella riforma delle professioni tecniche

Perrini ha insistito sulla necessità di stabilire per legge una struttura del compenso che preveda una quota incomprimibile, non soggetta a ribasso, destinata a coprire spese vive, costi di gestione, assicurazione, formazione continua, software, utenze e oneri previdenziali e fiscali.

A questa componente dovrà aggiungersi la remunerazione netta della prestazione intellettuale.

Qualsiasi accordo che preveda un compenso inferiore a tale soglia, ha affermato, deve essere considerato nullo perché contrario all’articolo 36 della Costituzione e potenzialmente lesivo della qualità e della sicurezza dell’opera.

In chiusura, Perrini ha ricordato che il Cni sta lavorando alla riforma delle professioni anche all’interno della Rete delle Professioni Tecniche, il cui documento conclusivo sarà presentato al termine del ciclo di audizioni.

Angelo Domenico Perrini | Presidente Cni
Angelo Domenico Perrini | Presidente Cni

Angelo Domenico Perrini | Presidente Consiglio Nazionale Ingegneri

È necessario inserire nel ddl un principio che equipari il rischio tecnologico e informatico al rischio sismico o statico.

Nel 2025 la pubblica incolumità non è minacciata solo dal crollo di un ponte, ma anche dal malfunzionamento di un algoritmo di Intelligenza Artificiale applicato alla medicina o alla guida autonoma, dalla vulnerabilità di una infrastruttura critica (rete elettrica, idrica, dati) soggetta ad attacchi cyber, dal grave deterioramento di un impianto industriale o dal guasto di un sistema robotizzato.

Occorre, dunque, inserire una previsione di delega finalizzata a istituire una riserva di competenza esclusiva anche per gli iscritti al Settore B (Industriale) e al Settore C (Informazione) dell’Albo degli Ingegneri, con relativo obbligo di iscrizione, per l’esercizio di attività che presentino un impatto sulla salute, sulla sicurezza pubblica o sulla gestione di dati sensibili.

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